Martedì 20 Agosto 2019

L'indagine

Dia di Genova: maxi sequestro di beni, coinvolto l'Alessandrino

Nel mirino conti bancari, patrimoni e società  

Dia di Genova: maxi sequestro di beni, coinvolto l'Alessandrino

GENOVA - Quindici milioni di euro sono stati sequestrati a soggetti affiliati alla cosca 'Raso-Gullace-Albanese'. Il blitz della Dia di Genova (Direzione distrettuale antimafia) ha toccato le province di Savona, Alessandria e Reggio Calabria.

Nello specifico, per quanto riguarda la nostra provincia, sotto la lente di ingrandimento degli inquirenti, Orlando Sofio e Marianna Grutteria, che si occupavano della Euroservizi. I due operavano in tutto il Novese.

La Dia, diretta dal Procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, Giovanni Bombardieri, e su proposta del Procuratore aggiunto Calogero Gaetano Paci e del Sostituto procuratore Gianluca Gelso sta eseguendo provvedimenti di sequestro, emessi dal Tribunale di Reggio Calabria - Sezione Misure di Prevenzione -, che interessano conti correnti, depositi bancari, beni mobili, società e immobili,  riconducibili a Carmelo Gullace (agli arresti domiciliari), alla coniuge Giulia Fazzari, a Orlando Sofio (ristretto nella casa circondariale di Voghera) e a Marianna Grutteria (ristretta nella casa circondariale di Vigevano), tutti arrestati, a luglio del 2016, nell’ambito della operazione denominata 'Alchemia'.

A conclusione dell'indagine furono eseguite 42 misure cautelari a carico di soggetti affiliati e contigui alle cosche di ndrangheta reggine Raso-Gullace-Albanese e Parrello-Gagliostro, gravemente indiziati di associazione di tipo mafioso, concorso esterno in associazione mafiosa, corruzione, intestazione fittizia di beni e società.

Nello specifico, tra i destinatari del sequestro in atto oggi spicca la figura di Carmelo Gullace, originario di Cittanova (RC) e della moglie Giulia Fazzari, ritenuti dal Tribunale di Reggio Calabria caratterizzati da una pericolosità sociale qualificata, in quanto indiziati di appartenenza ad associazione di tipo mafioso. Le indagini patrimoniali della Dia di Genova hanno, infatti, rivelato un quadro di contiguità dei due soggetti alla cosca Raso-Gullace-Albanese a stretta base famigliare che sarebbe stata la vera e unica forza motrice della loro affermazione imprenditoriale, e avrebbe  consentito di accumulare patrimoni con proventi illeciti derivanti dall’esercizio di attività imprenditoriali, svolte anche tramite intestazione fittizia di società.

Gullace è considerato figura apicale della cosca, con ruolo direttivo e di comando, in quanto referente dell’articolazione ‘ndranghetistica in Liguria e in Piemonte per la risoluzione di controversie, per il mantenimento dei contatti con gli esponenti di spicco di altre articolazioni territoriali della ‘ndrangheta, per la condivisione di interessi imprenditoriali, anche al di fuori del territorio italiano, per il reimpiego di proventi delle attività delittuose. 

Altro destinatario dei provvedimenti di sequestro odierni è Orlando Sofio, originario di Cittanova (RC), ritenuto partecipe della cosca in quanto uomo di fiducia di Gullace, col ruolo di referente piemontese, con incarico specifico di tenere i rapporti con la cosca Piromalli di Gioia Tauro, di reperire prestanome per l’intestazione fittizia delle attività imprenditoriali riconducibili al sodalizio criminoso e di curare gli interessi economici comuni con la cosca Gagliostro-Parrello di Palmi (RC) nell’ambito degli appalti per le pulizie in Calabria, nella produzione di lampade e nell’acquisto di autonoleggi in Lombardia.

Altro soggetto colpito dai sequestri è Marianna Grutteria, in costante rapporto con Orlando Sofio e con Candeloro Gagliostro su espressa disposizione di Sofio, per cui fungeva anche da telefonista. Sia Sofio che Grutteria, secondo gli inquirenti, avrebbero concorso con la loro condotta a rafforzare la sussistenza e l’operatività della cosca Raso-Gullace-Albanese espandendone la dimensione imprenditoriale attraverso la gestione occulta di imprese operanti in settori economicamente sensibili, tentando di infiltrarsi, con la compiacenza di esponenti politici ed imprenditoriali, nei sistemi di aggiudicazione dei lavori pubblici, attraverso il meccanismo dei subappalti.

Il Tribunale di Reggio Calabria, anche per questi ultimi, ha ritenuto sussistenti i presupposti della pericolosità sociale qualificata.

Tra i beni sequestrati su proposta della Procura della Repubblica di Reggio Calabria Direzione Distrettuale Antimafia dal Tribunale di Reggio Calabria Sezione Misure di Prevenzione sono rientrati complessivamente quote di partecipazione e patrimonio aziendale di sette società, circa ventuno beni immobili, fabbricati e trentasei terreni, numerosi conti correnti e beni mobili riconducibili alle società sequestrate in provincia di Reggio Calabria, Savona ed Alessandria.

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