Sabato 23 Novembre 2019

Recensione

"Selfie di famiglia": essere madri nella società digitale

"Selfie di famiglia": essere madri nella società digitale

CINEMA - Come spesso accade alle pellicole di produzione internazionale, anche nel caso di Selfie di famiglia, deliziosa commedia della regista e sceneggiatrice francese Lisa Azuelos (già autrice di LOL-Il tempo dell’amore, 2008, e Dalida, 2017), la traduzione italiana del titolo varia totalmente il significato rispetto all’originale: il primigenio Mon bébé è senza dubbio più appropriato, e ve ne spieghiamo subito le ragioni.

Il film si concentra, infatti, per la maggior parte sul racconto di un rapporto molto stretto tra una madre, Héloise (Sandrine Kiberlain, eccellente nel tratteggiare con fresca naturalezza una donna dei nostri giorni, divisa tra lavoro e incombenze domestiche ma completamente assorbita dalla relazione emotiva con i propri cari), e la figlia più piccola Jade (Thais Alessandrin, figlia della regista), percepita dallo sguardo genitoriale, appunto, come un’eterna bambina, con tutte le conseguenze del caso.

Il guaio è rappresentato dal fatto che la “piccola” Jade ha ormai raggiunto la soglia dei diciott’anni ed è in procinto di lasciare il protettivo nido familiare per proseguire gli studi in Canada: allora, tra ricordi, tenerezze, nostalgie, lacrime e sorrisi, mamma Héloise tenta di fissare per l’eternità gli attimi felici prima della partenza, con l’aiuto della fotocamera di uno smartphone.

Proprio in questo dettaglio narrativo, più che nella restante parte del plot (piuttosto prevedibile, a dire il vero, nonostante la regista conferisca un tono arioso e brillantemente meditativo al tutto, dai dialoghi alle scene, alla presenza fisica degli interpreti) consiste l’originalità del film, che si interroga sulle modalità odierne della comunicazione domestica, veicolata - come avviene del resto anche in altri ambiti della nostra vita, dal lavoro al tempo libero - attraverso la tecnologia digitale.

Ha valore uno smartphone come scrigno dei ricordi? Che cosa resta, nell’impersonalità di un’immagine digitale, con cui non possiamo istituire alcun rapporto di tipo materico, tattile (come accadeva con i vecchi album fatti di carta), di sentimenti, emozioni, paure e desideri?

Ambizioso, in questo senso, il tentativo di Lisa Azuelos di approfondire il tema, di complessa declinazione, dell’ambiguità delle immagini e dell’altrettanto ambigua liaison che abbiamo istituito con loro: tra l’altro, la storia è dichiaratamente autobiografica, dal momento che si ispira all’esperienza reale vissuta dalla regista (che ammette anche di essersi lasciata influenzare, a livello narrativo ed estetico, da Boyhood di Richard Linklater, 2014) con la figlia Thais: «È il terzo film che faccio con lei, quindi so che recita bene e può fare l’attrice. Quando mi ha detto che sarebbe partita per il Canada per l’università ho iniziato a filmare col telefonino per non dimenticare i momenti in cui la famiglia era ancora tutta insieme. I pranzi, le dinamiche del quotidiano apparentemente senza importanza, perché sono proprio quelle che abbiamo voglia di ricordarci successivamente. Dopo sei mesi mi sono resa conto che stava venendo un film, il racconto di una famiglia e i legami che si sono creati. È un film che parla d’amore, anti cinico, viviamo in un paese, la Francia, molto cinico e violento che sembra amare il conflitto. Io ho sempre amato l’amore e trovo che la famiglia costituisca il primo cerchio che costituisce la base della società, per cui è particolarmente importante che ci si possa nutrire d’amore, visto che la società intorno è violenta. […] Sembra che più parlo della mia vita, più le persone sentono che sto parlando della loro».

Selfie di famiglia (Mon bébé)
Regia: Lisa Azuelos
Attori: Sandrine Kiberlain, Thais Alessandrin, Victor Belmondo, Mickael Lumière, Camille Claris, Kyan Khojandi, Arnaud Valois, Patrick Chesnais, Yvan Attal
Sceneggiatura: Lisa Azuelos, Thais Alessandrin, Thierry Teston
Fotografia: Antoine Sanier
Musiche: Yael Naim
Montaggio: Baptiste Druot
Scenografia: Laurent Ott
Costumi: Emmanuelle Youchnoski
Suono: Stéphane Bucher, Nicolas Bouvet-Levrard, Marc Doisne
Produzione: Lisa Azuelos, Julien Madon, Jérôme Seydoux per “Love is in the Air”, Pathé, France 2 Cinéma; Francia, 87’
Distribuzione: I Wonder Pictures

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