Mercoledì 23 Ottobre 2019

Pernigotti: "Chiusura inaccettabile, un'offesa alla storia della città"

Incontro tra il sindaco Rocchino Muliere e le maestranze della Pernigotti: "Inaccettabile che il marchio venga utilizzato per commercializzare prodotti esteri". Chiesto l'intervento del prefetto. I sindacati: "L'azienda non ci ha mai ascoltato e ha respinto tutte le nostre proposte"

Pernigotti: "Chiusura inaccettabile, un'offesa alla storia della città"
NOVI LIGURE – «La chiusura della Pernigotti è un’offesa alla storia della nostra città e le modalità con cui sta avvenendo sono inaccettabili». Le parole sono del sindaco Rocchino Muliere che oggi ha incontrato maestranze e sindacati, sul piede di guerra dopo che la famiglia turca Toksoz, proprietaria della Pernigotti, ha deciso di chiudere lo stabilimento di viale della Rimembranza.

«L’azienda versa da tempo in difficoltà nonostante fosse inserita in un ambito, come il polo dolciario novese, che ha il vento in poppa», ha commentato Muliere. «Inaccettabile», per il primo cittadino, anche l’idea che i Toksoz chiudano la fabbrica e poi utilizzino «lo storico marchio della Pernigotti per commercializzare prodotti realizzati magari all’estero». Domani in municipio si riunirà la conferenza dei capigruppo, possibile anche la convocazione di un consiglio comunale aperto ai lavoratori e alle forze sindacali. «La città sarà unita a fianco delle maestranze», ha garantito Muliere, che intanto ha già chiesto l’intervento del prefetto di Alessandria Antonio Apruzzese e dell’assessore regionale al Lavoro Gianna Pentenero.

Marco Malpassi, della Flai-Cgil, ha ricordato che gli appelli dei sindacati sono rimasti inascoltati: «L’azienda macinava decine di milioni di perdite e cambiava amministratori delegati al ritmo di uno all’anno, ma la proprietà non ha mai voluto confrontarsi con noi».
L’annuncio della chiusura è arrivato addirittura prima delle feste natalizie: «Avrebbero potuto aspettare e vedere l’andamento delle vendite a Natale, che rappresenta la prova del nove per un’azienda dolciaria». Invece nulla.

«Hanno respinto anche la proposta di due anni di cassa integrazione per ristrutturazione aziendale – ha spiegato Enzo Medicina della Fai-Cisl – Un intervallo di tempo di cui si sarebbe potuto approfittare, magari per risanare i conti della Pernigotti o per vedere lo stabilimento. Hanno invece parlato di uno “spezzettamento” dell’azienda, esternalizzando singole produzioni: una scelta per noi inaccettabile».

I sindacati, a livello nazionale, chiederanno l’intervento del ministero dello Sviluppo economico e l’apertura di un tavolo a Roma. «Ci sarà bisogno dell’aiuto di tutti», ha detto Tiziano Crocco della Uila-Uil. Quanto a eventuali speculazioni immobiliari sull’area che oggi ospita lo stabilimento, Muliere è stato netto: «Lì c’è la Pernigotti. Punto. Non siamo disponibili a compromessi di alcun genere».

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