Mercoledì 05 Ottobre 2022

L'analisi

Quattro anni fa il crollo del Ponte Morandi: morirono in 43

Tra le vittime anche tre alessandrini. Il processo rischia di non fare giustizia

14 Agosto 2022 ore 06:00

di Dino Frambati

Quattro anni fa il crollo del Ponte Morandi: morirono in 43

GENOVA - Per capire la tragedia di un ponte autostradale che crolla in un Paese del G7 - vicenda che stupirebbe già in una nazione terzomondista - bisogna chiamare in causa la storia recente, poco più di mezzo secolo fa, durante il boom economico e l'Italia che cresceva come un missile.

In quel contesto e nelle grandi infrastrutture che avvicinarono le città italiane, da Nord a Sud (emblematica l'autostrada del Sole), appare come miracolo architettonico il ponte Morandi, viadotto che sormonta il torrente Polcevera e unisce il centro del capoluogo ligure al Ponente ligure verso la Francia e viceversa nell'ambito della A10, Genova-Savona-Ventimiglia.

Il ponte di Brooklyn

Il suo aspetto è avveniristico, tanto da farlo soprannominare ponte di Brooklyn, al quale indubbiamente assomiglia. Idea geniale dell'architetto Riccardo Morandi (nella foto mentre spiega il progetto del ponte), e che viene realizzato tra il 1963 ed il 1967 per conto della Società Italiana per Condotte d'Acqua e inaugurato dall'allora presidente Saragat. Struttura da sbigottire ma che, avverte lo stesso progettista, tenuta su da tiranti, è a scadere e andrà rifatta o ristrutturata entro mezzo secolo o poco più.

Invece non solo non vorrà rifatta ma addirittura, secondo le accuse della Procura di Genova, venne lasciata nell'incuria generale, con interventi ritenuti insufficienti e forse carte false per evitare costi di ristrutturazione.

L'impensabile

E alle 11,36 del 14 agosto 2018 accade quello che neppure un romanziere cinico e fantasioso poteva immaginare. Crolla il pilone centrale, inghiotte chi ha torto e sventura di trovarsi in quel punto nel momento più sbagliato della Morandi story.

Non appena avviene la tragedia la maggior parte delle persone immagina un mini crollo. Impensabile che nel terzo millennio si schianti un ponte autostradale dell'Italia, terra di geni, navigatori, poeti, architetti. Il crollo invece avviene ed è assassino, uccidendo 43 innocenti abitanti in varie zone d'Italia. Tre alessandrini: l'infermiera Marta Danisi, 29 anni e prossima alle nozze; Giovanna Bottaro e Alessandro Robotti (nella foto è il seconda da sinistra), 43 e 50 anni, coppia felice di Arquata Scrivia e Serravalle, ma anche un quarto, Roberto Robbiano che pur abitando sotto la Lanterna, lavorava ad Alessandria.

Disastro. E ciò che ne consegue

L'Italia è sconvolta. C'è in carica il Conte 1 e a Genova corrono ministri, tecnici. I soccorsi sono da commuoversi ma il disastro è immane e incredibile. Oltre ai morti il disastro è sociale, con centinaia di evacuati, abitando sotto il ponte e economico, con le aziende contigue alla struttura che dovranno chiudere e in gran parte cesseranno di esistere. Per le vittime in buona parte ci sono funerali di Stato, inizia l'inchiesta e la Procura genovese punta il dito contro incuria e cattiva manutenzione. Ad oggi gli indagati a vario titolo sono 59 con accuse anche pesanti e processo iniziato a a luglio ma che entrerà nel vivo il 12 settembre, con tre udienze alla settimana. Si andrà avanti a tappe forzate ma sarà cosa lunga. Centinaia i testimoni, le parti civili, le perizie. Dibattimento complesso e destinato a passare alla storia della giurisprudenza mondiale. Ma anche vicenda oggetto di dibattito politico sull'affidamento al Gruppo Benetton della autostrade, sul fatto che Cassa Depositi e Prestiti acquisti l'azionariato delle Autostrade. Il processo arriverà a sentenza nel 2024, ma soltanto in primo grado, poi ci saranno appello e Cassazione, con timore si possa arrivare a prescrizione almeno per alcuni reati.

E sarebbe orrendo perché non si tratta solo di fare giustizia, onorare le vittime ma di mostrare un volto italiano che sa punire responsabilità di una vergognoso fatto, indegno della grandezza nostrana. Intanto, in tutto ciò, una donna astigiana coraggiosa e onesta fonda il Comitato della Vittime. Si chiama Egle Possetti e diventa un simbolo dell'Italia che chiede giustizia per i morti. Perde, nel crollo, sorella e nipoti e non cerca risarcimenti o fama. Le sarebbe facile. Ma piuttosto preferisce giustizia a tutto campo, dal processo alle concessioni autostradali, non esitando a prendere posizioni nette, chiare in un'Italia spesso ipocrita o che cerca di coprire iniquità e potere.

Il Modello Genova

Ma il Morandi ha anche un secondo capitolo, di diversa natura, che mai cancellerà il primo ma che riscatta almeno in parte la vergogna del crollo. La ricostruzione di un ponte nello stesso punto. Purtroppo quello che verrà chiamato Modello Genova, ricostruzione a tempo di record per la nefasta burocrazia italiana, appare destinato a restare però un caso unico. Commissario alla ricostruzione sarà il sindaco di Genova Bucci e dopo la demolizione con direzione dei lavori ad opera di Rina Consulting, Omini (capofila), Fagioli, Ireos, partirà subito la ricostruzione a dispetto del Covid mai interrotta.

Il nuovo ponte, progetto dell'archistar Piano, costerà 202 milioni milioni di euro. Sarà chiamato San Giorgio in onore al santo protettore della città della Lanterna e inaugurato il 3 agosto 2020, costruito da Salini Impregilo e Fincantieri Infrastructure, riunite nel consorzio PerGenova s.c.p.a. mentre la prima pietra è stata posta il 25 giugno 2019. Ha 18 pile in cemento a sezione ellittica e 43 luci, a perenne ricordo di chi sotto alla macerie del Morandi è stato ucciso.

Il memoriale

E sotto il ponte nascerà una sorta di museo- sacrario dedicato ai morti del crollo e per ricordare fino all'eternità questa assurda e terribile tragedia. Mentre le giustizia invocata dalla società civile trova voce anche con Alberto Pallotti, presidente Associazione Nazionale Familiari Vittime della Strada: “Dopo 4 anni il processo non e’ ancora iniziato – dice in una nota - e questo è il rispetto più grande che si dovrebbe alle vittime, la giustizia. E' insabbiato nella solita burocratica giustizia italiana, da terzo mondo. Nel frattempo tutti liberi e noi a piangere i nostri cari. In un Paese come il nostro, spiace dirlo, chi paga il prezzo vero sono sempre e solo le vittime”.

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