“Cristiani discriminati”, bufera sul centro commerciale
A Serravalle istituita una "area di meditazione" con accessi separati per uomini e donne, come prevede la religione islamica. Sui social network si scatena la polemica. Alla fine gli accessi separati vengono rimossi: "Ci scusiamo, ma volevamo offrire un servizio esteso a tutti, senza discriminazioni"
A Serravalle istituita una "area di meditazione" con accessi separati per uomini e donne, come prevede la religione islamica. Sui social network si scatena la polemica. Alla fine gli accessi separati vengono rimossi: "Ci scusiamo, ma volevamo offrire un servizio esteso a tutti, senza discriminazioni"
SERRAVALLE SCRIVIA – Ha tenuto banco il volgere d’un giorno la polemica scatenata su internet da Magdi Cristiano Allam e che ha visto coinvolto l’Outlet di Serravalle Scrivia, per una presunta discriminazione religiosa “al contrario”.
Il tutto è partito dalla denuncia di una cliente del centro commerciale, S. F., che ha notato la presenza di una “area di meditazione” [nella foto] con ingressi e zone separate per gli uomini e per le donne. “Significa che privilegiate un tipo di culto che prevede la separazione dei sessi ai danni di un tipo di culto, come quello cristiano, che non discrimina chi prega?”, ha chiesto la donna ai responsabili del Serravalle Designer Outlet.
Secondo la cliente, in pratica, l’area di meditazione sarebbe di fatto riservata alla religione islamica (che prevede cinque momenti di preghiera durante la giornata; momenti in cui uomini e donne devono restare in locali separati). Una discriminazione religiosa “al contrario”, con la minoranza islamica privilegiata rispetto alla maggioranza cristiana?
L’Outlet non è di questo avviso. E spiega: “È nostra intenzione rispettare profondamente tutte le religioni e i credi ed è per questo che abbiamo deciso di offrire ai nostri visitatori un’area di meditazione e preghiera multi-culto, aperta a tutti coloro che sentano la necessità di un momento di raccoglimento. Garantire un accesso separato per uomini e donne è per noi un atto inclusivo e non esclusivo: i culti che pregano separatamente potranno farlo, mentre chi, come i Cristiani, non ha questa esigenza, non avrà certamente problemi a pregare separatamente”.
Una risposta che non ha soddisfatto l’autrice della denuncia: “Sono certa che questa costituisca discriminazione sessuale perché significa che se io desidero ‘meditare’ insieme alla mia famiglia, dovrò farlo separata dai miei nipoti e da mio padre”.
Il caso sarebbe finito lì, e la polemica sarebbe rimasta probabilmente confinata nell’àmbito locale, anche perché l’Outlet nel giro di poco tempo ha rimosso i due accessi separati, scusandosi “con chiunque si sia sentito offeso o discriminato” e sottolineando che “l’intenzione era quella di offrire un servizio esteso a tutti”. Ma la notizia è stata ripresa sui social network da Magdi Cristiano Allam, il giornalista di origini egiziane, islamico convertito al cristianesimo, ed ex parlamentare europeo dell’Udc (oggi milita in Fratelli d’Italia).
E così ecco fiorire sul web discussioni accese con sostenitori dell’una o dell’altra parte. Chi si schiera senza dubbi contro la separazione degli accessi; chi dice che l’Outlet si è piegato alla sharia, la legge islamica, e annuncia il boicottaggio del centro commerciale; chi spiega che “è una trovata di marketing, per andare incontro alle esigenze dei ricchi arabi che frequentano il centro commerciale”; chi plaude all’iniziativa multiculturale; chi se la prende con il fanatismo, da qualunque parte venga, che impedisce di capire le esigenze di chi ha una cultura diversa dalla nostra; chi ironizza sull’attaccamento alla religione degli italiani (“gli unici che vedo pregare durante lo shopping sono quelli che accompagnano le mogli: pregano che non spendano troppo”).
La notizia è stata pubblicata anche sulla pagina del vignettista Don Alemanno, creatore del personaggio Jenus, che nei propri lavori “prende in giro” proprio la religione. “Il cristianesimo non prevede cinque momenti di preghiera al giorno – scrive – quindi è logico pensare che questi spazi siano stati creati appositamente per chi queste esigenze invece le ha. A quel punto, Serravalle si sarà posta il problema ‘come facciamo a fare uno spazio che i credenti islamici possano usare, senza che certi cattolici s’incazzino anche se loro in quell’area non ci metteranno mai piede?’ E voilà il ‘multi-culto’: per offrire uno spazio a chi lo usa davvero senza che chi non lo usa (e non gliene dovrebbe fregare nulla) si senta offeso”.
E anche se dalla direzione del centro commerciale hanno assicurato che “non si trattava di un’operazione di marketing, tanto che non è stata nemmeno pubblicizzata”, alla fine a vincere è stato chi ha fatto la voce più grossa.