Domanda di Sicurezza, risposta di Civiltà
Aprire un dibattito pubblico per ascoltare e migliorare la sicurezza dei cittadini nella loro vita quotidiana, perché la violenza non sia l'unica alternativa alla resa
Aprire un dibattito pubblico per ascoltare e migliorare la sicurezza dei cittadini nella loro vita quotidiana, perché la violenza non sia l'unica alternativa alla resa
OPINIONI – Per lavoro vivo da tempo all’estero, in una grande città europea. Città che sa trasmettere una sensazione di sicurezza. Non sono esterofilo e non mi illudo per ciò che luccica, reati ci sono anche qui e ce ne saranno. Con “sensazione di sicurezza” mi riferisco alla possibilità di osservare abitudini semplici e civilissime: anziani che di sera tornano dal centro città verso i loro quartieri residenziali utilizzando i mezzi pubblici; o ragazze che, sole o in gruppi di due o tre amiche, a notte tarda escono dai locali e tornano a piedi o in bicicletta verso casa. Tutto normale, così normale che è solo il mio stupore ad esser fuori luogo. Ho così imparato a pensare alla sicurezza come una delle prime forme di benessere, insieme alla salute, all’educazione e al lavoro. Quattro condizioni perché lo Stato sia degno di essere finanziato, difeso ed, in una parola, creduto.
Lo scorso fine settimana – sabato 28 febbraio – ho dovuto assistere ad una manifestazione in cui la parola “sicurezza” veniva usata per aggredire lo Stato in cui credo. Violenti da poltrona, quelli del “ah se ci fossi io tutti a casa a calci” o peggio, si sono ritrovati a Roma per urlare il loro modo di fare e usare la sicurezza. Delegittimare quella manifestazione per i toni e i simboli usati è possibile – anche condivisibile per parte mia – ma è una tentazione pericolosa, perché quella manifestazione ha centrato una cosa di cui il cittadino deve sentire parlare: sicurezza. Semmai, quello che provo a fare in questo articolo è ricordare che la domanda di sicurezza è una delle partite aperte e da vincere nella nostra società. Un problema che non mi arrendo a veder cadere nel vicolo cieco di una sola risposta violenta.
Non vedo nelle nostre strade quel camminare libero, senza vincoli di luogo, tempo, età e sesso che trasmetta quella sensazione di sicurezza a cui i cittadini hanno diritto. I violenti da poltrona risolvono il problema con un vecchio adagio che parla allo stomaco: “mors tua vita mea”. Risposta che non mi appartiene e non accetto appartenga al futuro della mia comunità. Ma è anche l’unica risposta che il cittadino oggi sente, perché chi non la pensa così – e spero saremo in molti – è in silenzio. Noi, che abbiamo gli stessi problemi, ma vogliamo una risposta diversa costruiamola. Se non ne saremo in grado, così come la loro colpa è aver indicato la violenza, la nostra colpa sarà quella di nascondersi dietro all’ipocrisia.
Siamo tutti consapevoli che il cittadino oggi avverte una profonda mancanza di sicurezza. Sappiamo e viviamo, anche in prima persona, il disagio che si prova nel vedere che le forze dell’ordine non intervengono per interrompere traffici illeciti e abusi della legge – sempre delle stesse persone, sempre negli stessi luoghi. Conosciamo il disagio stesso delle forze dell’ordine che non intervengono perché non possono. Siamo vicini anche noi al commerciante che vede con paura il momento in cui chiuderà di spalle la saracinesca con la cassetta dell’incasso in mano. E sono tanti anche tra di noi quegli anziani e quei giovani che ci pensano due volte ad uscire di casa ad una certa ora o cambiano strada per evitare questa piazza o quella via. Potevamo essere anche noi in Piazza del Popolo sabato 28 febbraio, insieme ai violenti da poltrona, potevamo ma non ci siamo andati.
Essere consapevoli di questo ci toglie dalle ipocrisie ed è già un buon punto di partenza. Ora andiamo oltre. Offriamo una risposta di maggiore attenzione alla richiesta crescente di sicurezza da parte dei cittadini. Si può pensare ad un’assemblea comunale che riunisca periodicamente cittadini, amministratori e rappresentanti delle forze dell’ordine? Lo chiedo ai cittadini, ai loro amministratori e alle nostre forze dell’ordine. Un appuntamento fisso nel calendario dei nostri comuni in cui, da un lato, i cittadini segnalino situazioni di mancanza di sicurezza, disagio sociale e degrado urbano nella loro vita quotidiana; e dall’altro le Istituzioni informino sull’attività svolta e diano conto dei risultati ottenuti e da ottenere per rispondere alle esigenze dei cittadini. Insieme, cittadini e Istituzioni per “dirsi le cose come stanno” e promuovere impegno e collaborazione nell’ottenere sicurezza. Iniziamo questa strada ora, lontano dalle elezioni e dalle loro polemiche, ora che non è emergenza, perché possa crescere e diventare una sana abitudine: perché la violenza non sia l’unica alternativa alla resa.