Maddalena, riti pasquali e antiche tradizioni novesi tra sacro e profano
Giovedì 6 e venerdì 7 aprile l'Oratorio della Maddalena a Novi Ligure sarà protagonista di due eventi che riproporranno antichi riti pasquali e vecchie tradizioni della nostra città. "Un momento ispirato alle cerimonia del Seicento", dice il priore della confraternita Mario Ristagno
Giovedì 6 e venerdì 7 aprile l'Oratorio della Maddalena a Novi Ligure sarà protagonista di due eventi che riproporranno antichi riti pasquali e vecchie tradizioni della nostra città. "Un momento ispirato alle cerimonia del Seicento", dice il priore della confraternita Mario Ristagno
NOVI LIGURE – Mario Ristagno è il Priore pro tempore della Confraternita della Maddalena di Novi. Chiacchierare con lui è davvero un’esperienza interessante. Non c’è aspetto storico, artistico e naturalmente religioso legato all’Oratorio che non conosca in modo approfondito, con grande capacità di affascinare alla Dan Brown che, non a caso, gli piace molto.Siamo andati a trovarlo in occasione di due momenti importanti che giovedì 6 e venerdì 7 aprile avranno luogo proprio lì, in uno dei luoghi più preziosi della nostra città.
— A che cosa si ispirano i due eventi che state organizzando?
«A una cerimonia iniziata nel Seicento e andata avanti fino alla prima metà dell’Ottocento durante il venerdì Santo e probabilmente, in qualche altro giorno della Settimana Santa. Si trattava di una Deposizione del Cristo dalla Croce».
— Come si svolgeva la cerimonia?
«Dopo un rito il Cristo veniva calato con macchine teatrali dal Calvario fino all’altezza dell’Altare maggiore della Maddalena e quindi sospinto sulla pietra delle unzioni da una serie di sacerdoti e diaconi che stavano sotto. Una doppia fila di sacerdoti, invece, scendeva dall’altare del Calvario lungo degli scalandroni in legno che dalle pareti laterali arrivavano fino a terra. Con il Cristo sulla pietra cominciavano le lamentazioni alternate a brani, salmi, canti gregoriani, il tutto condito da moltissimo incenso e tantissima gente».
— C’è qualche documento storico su questa funzione?
«È soltanto la tradizione orale che ci riporta tutto ciò, non esiste nessun documento scritto. La Chiesa diventava la televisione del 1600, avevano perfettamente capito che il messaggio orale e visivo era più potente di quello scritto, riservato a pochi eletti. Tutto veniva insegnato scenograficamente… è il periodo dei Sacri Misteri, del Sacro Teatro, nascono in quell’epoca Varallo e tutti i Sacri Monti. Il Calvario è costruito esattamente come quelli, con gruppi di personaggi giustapposti sulla pendice così come le edicole su una collina erano collocate là per essere visitate dai fedeli».
— Il Cristo che vediamo oggi lassù è lo stesso di quel tempo?
«Oggi sul Calvario dell’Oratorio c’è un Cristo che è stato collocato successivamente, nel Settecento. L’originale è posto al di sotto, nel Compianto, e ha gli arti montati su tele, quindi braccia e gambe mobili. È stato appena sottoposto a restauro e gli arti sembrano fissi solo perché sono legati da lacci invisibili, per evitare che il peso gravi sulle tele e le strappi di nuovo. La nostra idea è riproporre la soluzione trovata dalla Basilica di Gerusalemme dove il Cristo viene adagiato sulla pietra delle unzioni».
— Perché non riproponete questa cerimonia?
«Noi volevamo riportare questa antica tradizione in auge ma abbiamo trovato una serie di ostacoli. Innanzitutto la sicurezza, non si può più salire così in alto quasi senza protezione e purtroppo manca quel numero così grande di sacerdoti necessari alla funzione. C’è poi da considerare il pubblico, se oggi riproponessimo una cerimonia religiosa di quel tipo probabilmente non interesserebbe… c’è un distacco progressivo tra l’umano e il divino che si concretizza sia nella carenza di vocazioni che di fedeli».
— E quindi che cosa resta di quel rito?
«Abbiamo conservato il principio… il titolo che accomuna i due appuntamenti è “La Croce simbolo di…” che ogni anno si declina in modo diverso. Quest’anno è “speranza”, basandosi sulla Storia che è conoscenza del passato e base del futuro. In occasione della Pasqua, dove riecheggia il Sacrificio e il mantenimento della Grande Promessa, abbiamo ritenuto opportuno ricordarci che il cuore della nostra religione è proprio questo».
— Ci racconta l’appuntamento di giovedì 6 alle 11.00?
«L’evento è aperto a tutti ma dedicato in particolare alle scuole. L’anno scorso avevamo i liceali di terza e quarta, quest’anno avremo la prima e la seconda. In questo modo cambiano i ragazzi ma non il senso di quello che si racconta. Con Renzo Piccinini affronteremo la Storia di Novi mentre Andrea Sisti parlerà della Vergine Lacrimosa. Al termine io dirò che cos’è una Società di Mutuo Soccorso, una Confraternita e accennerò qualcosa sulla numerologia e sul simbolismo. Tre studenti saranno poi coinvolti in alcune letture delle quali Andrea Bobbio ha curato la regia».
— E venerdì 7 alle 18.00?
«Ci saranno alcune letture di brani evangelici alternate a salmi curati da don Giuseppe Turrici e Andrea Bobbio».
— Qual è il vostro obiettivo finale?
«Il ruolo delle Confraternite è stato definito molto bene dal Concilio di Trento: fare catechesi. L’Oratorio della Maddalena vuol cercare di fare suo il concetto di Gesù che parlava per parabole cercando di avvicinare la gente con gli strumenti del suo tempo».