Marchio Pernigotti, ecco come si è consumato il “delitto perfetto”
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Elio Defrani - e.defrani@ilnovese.info  
11 Novembre 2018
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Marchio Pernigotti, ecco come si è consumato il “delitto perfetto”

Impedire che il territorio venga privato dello storico marchio Pernigotti 1860, per ostacolare il progetto di chiusura della fabbrica di Novi Ligure. Ecco quali sono le ipotesi (e cosa forse si sarebbe dovuto fare tempo fa)

Impedire che il territorio venga privato dello storico marchio Pernigotti 1860, per ostacolare il progetto di chiusura della fabbrica di Novi Ligure. Ecco quali sono le ipotesi (e cosa forse si sarebbe dovuto fare tempo fa)

NOVI LIGURE – L’obiettivo del gruppo Toksoz è semplice e chiaro: chiudere la fabbrica di Novi dove si fanno cioccolatini, gianduiotti, torroni e torroncini e realizzare altrove i prodotti con il logo Pernigotti. In questo modo ottengono il massimo del guadagno, a discapito dei lavoratori (si calcola che siano 250 tra diretti, interinali e indotto) e del territorio, che si vedrà privato del marchio che fin dal 1860 contraddistingue il cioccolato novese.

L’unico modo di sbarrargli la strada sarebbe impedire l’utilizzo del marchio, che rappresenta la vera ricchezza della Pernigotti. Ma come si fa? Il capogruppo della Lega alla Camera Riccardo Molinari ieri ha incontrato gli operai ma ha messo le mani avanti su una ipotetica nazionalizzazione: «Era giustificabile nel caso di Ilva, perché l’acciaio rappresenta un’industria fondamentale per qualunque Paese».
«Il marchio finirebbe sul mercato solo se venisse aperta la procedura fallimentare per Pernigotti – ha ricordato Tiziano Crocco (Uil) – Ma i Toksoz sono stati molto attenti a non offrire il fianco a questa eventualità. Gli stipendi sono sempre stati pagati puntualmente, le forniture arrivavano da aziende del gruppo in Turchia e le perdite venivano ripianate».

Con il senno di poi, si sarebbe dovuto procedere alla “registrazione” del gianduiotto piemontese. A suggerirlo Mauro Rosati, direttore di Qualivita, la fondazione per la difesa dei prodotti Dop (Denominazione di origine protetta) e Igp (Indicazione geografica protetta). «Se i gianduiotti fossero stati registrati come Igp, forse oggi la situazione sarebbe molto diversa. Il fatto che il gianduiotto sia incluso tra i Prodotti agroalimentari tradizionali (Pat) piemontesi non è sufficiente a garantire il mantenimento della produzione sul territorio, come invece sarebbe stato con le registrazioni Dop e Igp, che vincolano rigidamente la produzione all’area indicata nel disciplinare».
A Modica l’hanno fatto. «Adesso il cioccolato di Modica è Igp e potrà essere prodotto solo lì – dice Rosati – Le registrazioni oggi sono l’unico freno alla delocalizzazione delle produzioni, uno strumento unico per mantenere i prodotti legati ai territori».

«La vicenda della Pernigotti dovrà servire anche a questo – ha detto Crocco parlando con Molinari e con le rappresentanti del Movimento 5 Stelle in Senato Susy Matrisciano e all’Europarlamento Tiziana Beghin – A sensibilizzare opinione pubblica e istituzioni affinché vengano cambiate le regole che permettono di acquistare e portarsi via pezzi importanti del Made in Italy».

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