Venerdì 05 Giugno 2020

L'editoriale

L'esplosione nella cascina e le promesse della memoria

L'esplosione sulla collina e le promesse della memoria

Il feretro di uno dei tre pompieri al funerale

Marco, Nino e Matteo. Sono passati sei mesi da quella tragica notte che si portò via i tre Vigili del Fuoco del comando di Alessandria. Figli, mariti, padri, fratelli, amici. Pompieri, il loro denominatore comune.

Quell’esplosione creò dolore ma anche partecipazione e solidarietà. Scoprimmo le vite normali e straordinarie di Marco e Matteo, mariti e padri, e di Nino, novello sposo che dal “papà-capo squadra” aveva ereditato il gusto per quel mestiere. Rimanemmo prima increduli e poi scioccati davanti alla scoperta che le bombole del gas, esplose nella cascina di Quargnento, erano state dotate di un timer. Ma chi avrebbe potuto causare una cosa del genere, con tre morti e altrettanti feriti? Lo intuimmo quasi subito e ne ricevemmo conferma nella notte tra sabato 9 e domenica 10 novembre, il giorno seguente al funerale di Stato, celebrato nella Cattedrale di Alessandria davanti agli occhi commossi di tutta Italia.

Sono passati 182 giorni da quella detonazione che sconvolse la nostra vita per qualche settimana e l’esistenza di altri per sempre. La retorica del momento fu costruita sul “non vi dimenticheremo mai”, sul “più tutele e garanzie per i nostri eroi”. Un’adesione forte e volontaria che fece «degli italiani l’Italia», raccontammo. In quei giorni la Nazione intera si strinse ai famigliari: in migliaia sfilarono davanti ai feretri dei tre pompieri: la partecipazione collettiva non fu solo un’adesione ostentata e fine a sé stessa. C’era qualcosa di più. C’era empatia. Vera. Sentita. Viva.

Sei mesi, 26 settimane, 182 giorni. E il mondo è completamente cambiato. La chiave di lettura che ognuno di noi aveva trovato per interpretare la vita, oggi, non ha più lo stesso valore. La pandemia ha stravolto le priorità, quelle sanitarie e quelle economiche. E dunque l’esistenza stessa.

Abbiamo trovato una nuova retorica alla quale affidare le nostre fragilità, quella dell’«andrà tutto bene», archiviando i vecchi-buoni-propositi in un vissuto dimenticabile. Oggi abbiamo nuove paure, nuovi eroi e nuovi morti da piangere. Così tanti da aver finito le lacrime; così tanti che l’emergenza, ora, ci pare normalità.

La Storia ci insegna che verrà un tempo in cui ci saranno nuovi fatti, altri eroi e altre retoriche. E noi dovremo essere pronti ad affrontarli armati di memoria, consci che una notte qualsiasi, in una cascina qualsiasi, può stravolgere il corso di una vita. O di tutte quante.

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