Giovedì 16 Luglio 2020

novi ligure

Terzo Valico, non si torna indietro: niente shunt

Firmata l'intesa tra Cociv e Rfi. Il ministero: "Richiesta arrivata dal territorio", ma Cabella aveva chiesto di rivedere la decisione

novi cantiere terzo valico

Il cantiere del Terzo Valico, a Novi

ROMA — Sullo shunt non si torna indietro: la bretella ferroviaria che avrebbe dovuto aggirare la città di Novi Ligure collegando il Terzo Valico alla linea per Alessandria e Torino non si farà. Venerdì al ministero dei Trasporti è stato infatti firmato il contratto tra Cociv, il consorzio di aziende incaricato di costruire la nuova linea Genova-Novi, e Rfi, la società delle Ferrovie che si occupa di infrastrutture.

Da Roma spiegano che «è stata definitivamente superata l’ipotesi progettuale iniziale, eliminando il tratto della nuova linea che passava a ovest della città, il cosiddetto shunt, collegando direttamente la nuova tratta ferroviaria a Novi». La variante progettuale è stata oggetto di una specifica delibera del Cipe, il comitato interministeriale per la programmazione economica.

Riferiscono ancora dal ministero che «la soluzione, partita nel 2017 sulla base delle richieste pervenute dal territorio [lo aveva chiesto il Comune di Novi; ndr], riduce di 7 chilometri il tratto della nuova linea, creando un collegamento diretto fra il Terzo Valico e lo scalo merci di San Bovo». Vale la pena di sottolineare però che l'attuale amministrazione aveva chiesto di reintrodurre lo shunt, o quantomeno di studiare soluzioni alternative alla sua eliminazione.

Sempre il Mit fa sapere che «la variante sarà meno costosa dello shunt e comporterà una minore occupazione di suolo, una riduzione dei volumi di scavo e una riduzione degli impatti ambientali e idrogeologici».

Lo stato di avanzamento complessivo del Terzo Valico è però fermo al 40 per cento circa, secondo i dati forniti dallo stesso ministero, anche se «tutti i cantieri previsti dal progetto sono operativi». «I lavori sono ritornati pressoché ai livelli di produzione precedenti l’emergenza sanitaria», dicono da Roma.

Ministero delle Infrastrutture, ministero del Lavoro, Rfi, Anci, Upi, Anas, Ance e i sindacati di categoria Feneal Uil, Filca Cisl e Fillea Cgil intanto hanno sottoscritto un protocollo per la salute dei lavoratori e il contenimento dell’epidemia.

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