Mercoledì 17 Agosto 2022

novi ligure

Pernigotti, speranze tradite: «Con i Toksoz non c'è futuro»

Chiesto anche l'intervento del premier Draghi per "allontanare" i fratelli turchi dall'azienda di Novi Ligure: «Di loro non ci si può fidare»

22 Febbraio 2022 ore 06:30

di Elio Defrani

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NOVI LIGURE — Consiglio comunale compatto in difesa della Pernigotti. Ieri sera i lavoratori della storica azienda dolciaria di Novi Ligure hanno partecipato all’assise cittadina lanciare l'allarme sull’ennesima crisi che lo stabilimento sta attraversando e per chiedere l’intervento dell’amministrazione comunale.

A riassumere la situazione, in apertura di seduta, è stato Piero Frescucci, storico rappresentante delle rsu di fabbrica, insieme ai colleghi Roberto De Mari e Giovanni Dispensa. «In questi mesi la situazione non è migliorata, anzi. Della trattativa per l’ingresso di nuovi investitori, di cui ci era stato parlato durante la riunione al Mise dello scorso 24 novembre, non si è saputo più nulla – ha detto – La rete di vendita è stata smantellata perché i rappresentanti sono in cassa integrazione, così come gli operai, e la produzione è praticamente ferma».

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«Teniamo che i Toksoz vogliano tirare a campare fino a giugno, quando scadrà la cassa integrazione, e poi chiudere tutto e tenersi il marchio, per produrre all’estero. Ci hanno parlato di una trattativa con un fondo d’investimento che fa capo alla Jp Morgan e che ne avremmo visto presto i rappresentanti. Invece la dirigenza è sparita e non c’è nemmeno più un amministratore delegato».

Durante il successivo dibattito, Rocchino Muliere ha ricordato «la dignità e il senso di responsabilità con cui i lavoratori hanno condotto la loro battaglia, che ha avuto l’appoggio determinante dei cittadini novesi». Secondo Muliere, «dei Toksoz non ci si può fidare, le loro promesse sono state tutte disattese e la loro incapacità è evidente, in questi anni hanno accumulato debiti mentre tutte le altre aziende dolciarie della zona continuavano a svilupparsi». «Chiediamo l’intervento del premier Draghi, perché il rilancio della Pernigotti è possibile, a patto che i Toksoz se ne vadano», ha concluso il consigliere del Pd.

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Giacomo Perocchio (Lega) ha detto che l’amministrazione comunale deve chiedere al governo di mettere il problema della Pernigotti all’ordine del giorno: «In Parlamento ci sono rappresentanti alessandrini di tutti gli schieramenti, facciamoci aiutare».

Luca Patelli, consigliere comunale dem ed ex dipendente della fabbrica, ha sottolineato che i progetti annunciati dai Toksoz sono rimasti lettera morta. La cassa integrazione era stata concessa a condizione che ci fosse il rilancio dell’azienda, mai avvenuto. «I turchi hanno venduto il ramo dei preparati per gelateria che teneva in piedi il fatturato di Pernigotti, inoltre sono stati venduti i capannoni della Barbellotta dove doveva sorgere il nuovo stabilimento. E per la prima volta da decenni a questa parte, a settembre non è entrato neanche un lavoratore stagionale. Tutti indizi molto negativi», ha detto Patelli.

Il sindaco Gian Paolo Cabella intanto ha scritto al ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti. Lo scorso 24 novembre al Mise la Pernigotti si era impegnata a mettere in campo nuovi investimenti e a trasferire a Novi le linee di produzione delle creme spalmabili. «Alla fine di gennaio ci doveva essere una riunione di aggiornamento che non si è tenuta – ha fatto sapere Cabella – Così mi sono rivolto al ministro, dal quale però non ho ancora avuto risposta».

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