Mercoledì 06 Luglio 2022

l'opinione

Zitti e … Mosca. Almeno quello

Zitti e … Mosca. Almeno quello

La manifestazione alessandrina

Riceviamo e pubblichiamo da Maurizio Scordino a proposito della polemica interna al Pd sulla Nato

Qualche sabato fa, sulle colonne di una nota emittente radiofonica locale, si era voluto proporre un consiglio non richiesto a Giorgio Abonante, candidato sindaco per il Partito Democratico alle prossime amministrative di Alessandria, ossia quello di andare a lezione da Maurizio Crozza, su come non si fa una campagna elettorale.

Pur ignorando se l’abbia ascoltato, tuttavia, stando almeno al rigoroso silenzio seguito nelle settimane successive agli stracci volati tra i Democratici locali, va detto che sul punto contestato qualche effetto, forse, quel consiglio indiretto lo abbia comunque sortito.

La sintesi dei fatti, per quanto noti, riporta alla vigilia dello scorso 26 febbraio: la data della grande manifestazione organizzata contro la guerra ancora in corso in Ucraina, destinata ad accontentare tutti nelle intenzioni, ma per poi scontentarli, come da prassi, nei fatti.

Non a caso, lo striscione posto sotto il palco di piazzetta della Lega – quel giorno epicentro della pace auspicata – specificava infatti perentorio: “Né con la Russia, né con la Nato”.

Motivo per cui Rapisardo Antonucci, ufficialmente il segretario del Partito Democratico alessandrino, esprimeva un’altrettanta perentoria quanto rapida presa di posizione, riguardo l’atteggiamento che i Dem avrebbero dovuto tenere verso quella chiamata di popolo in piazza, generata dagli scontri in atto tra le due più importanti repubbliche della ex Unione Sovietica (il riferimento non è casuale): la Russia e l’Ucraina, appunto in guerra tra loro.

In effetti - riteneva correttamente Antonucci – siccome invadendo quest’ultima, le truppe di Vladimir Putin hanno scatenato di fatto una guerra in Europa, la Forza Militare eventualmente deputata a intervenire contro l’invasore stesso, sarebbe proprio la Nato.

Motivo per cui il responsabile locale del PD, credendo ancora più ingenuamente che fosse suo compito dettare - come si diceva una volta - la linea del partito, ha fatto presente che la parte giusta dalla quale stare, per iscritti e militanti, tanto più se candidati a ruoli istituzionali, era: «(…) quella dell’Ucraina, dell’Europa, della Nato».

Tradotto: nessuna adesione dei Democratici di casa, a iniziative che ponessero la Nato e la Russia sul medesimo piano. Detto ciò, forse in un eccesso di trasparenza nei confronti dei cittadini che spera di amministrare durante i prossimi cinque anni, il candidato sindaco per il centrosinistra si è invece subito presentato all’appuntamento, a dimostrazione di quanto poche, ma confuse, fossero appunto le idee all’interno del proprio partito politico.

Seguito a ruota da numerosi altri esponenti piddini di un certo livello, evidentemente desiderosi di riuscire a loro volta nell’impresa (affatto proibitiva, per la verità), di rassicurare il sindaco ricandidato per il centrodestra, Gianfranco Cuttica di Revigliasco, sulla compattezza obiettivamente assai fluida che caratterizza il loro partito, non per nulla all’opposizione, in ogni ambito amministrativo che in Piemonte conti davvero qualcosa.

Un’azione unitaria, almeno in questo caso la loro, tesa a rincorrere per l’ennesima volta gli slogan più demagogici, tipici della notoria deriva qualunquista a 5stelle con la quale, in un passato che sicuramente non si ripeterà, i vecchi alleati del governo giallo-rosso, hanno appunto guadagnato valanghe di voti in tutto il Paese. Una strategia elettorale fino a ieri tanto vincente per il movimento di Beppe Grillo, quanto fallimentare per il partito oggi guidato da un’irriconoscibile Enrico Letta, perché ormai da anni incapace di elaborarne una propria.

Specchio fedele di tutto ciò - nonostante le reiterate batoste fin qui rimediate nei seggi – l’incapacità parimenti manifesta dimostrata dal “PD(Al)” di comprendere, almeno in quel sabato di fine febbraio, che equiparare la Russia guidata da un leader totalitario a un soggetto come la Nato, sia un’idiozia prima ancora che un suicidio politico.

Al contrario della corte neo imperialista dello zar Putin, infatti, sospettato persino di essere il mandante degli omicidi di oppositori e giornalisti, l’Alleanza Atlantica è un Organismo composto da personale militare appartenente alle Forze Armate europee, ma con a capo - non a caso - un Segretario Generale nominato dalle classi politiche di Democrazie compiute (eccettuato il caso Turchia) e alleate in un Patto garante di settant’anni, ininterrotti, di pace.

“Né con la Russia, né con la Nato” - per concludere da dove si è iniziato - è uno slogan che, se non fosse per la tragedia in corso, rimanderebbe alle imitazioni (in chiave contraria) del Walter Veltroni di Maurizio Crozza durante la campagna elettorale del 2008 e finita, come è noto, con la sconfitta dell’ex sindaco di Roma. Quella del nuovo partito “ma … anchista”, che all’interno del proprio improbabile programma di governo, in caso di vittoria prometteva di occuparsi «dei problemi dei giovani sfruttati, ma … anche di quelli degli industriali che li sfruttano».

Come si è detto in apertura, però, a distanza di settimane la totale mancanza di nuove sortite sul tema, lascia supporre che al 14 di via degli Inviziati, il precoce Antonucci non sia più il solo ad aver capito che quel: «No alla Russia, ma … anche alla Nato», sia una battuta che non fa ridere affatto. E, quel che è peggio, potrebbe alla fine non portare alcun voto.

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