Giovedì 30 Giugno 2022

la testimonianza

«Bullismo, grazie alle insegnanti che hanno salvato mio figlio»

Tre ragazzini si erano accordati per prendere di mira un compagno di classe durante la gita scolastica

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Un bambino di dieci anni, che frequenta la quinta elementare in una scuola del novese, rischiava davvero di passare una brutta gita scolastica. Un gruppetto di coetanei, infatti, l’aveva preso di mira e si era accordato per realizzare ai suoi danni scherzi di cattivo gusto. I ragazzini si erano organizzati con una serie di messaggi vocali su Whatsapp: le chat però sono arrivate nelle mani degli insegnanti che hanno stroncato sul nascere il loro piano.

«Devo ringraziare le maestre, che hanno veramente a cuore i loro alunni e che anche in questa occasione hanno dimostrato grande attenzione», dice la mamma del bambino che rischiava di diventare vittima di bullismo.

«Mio figlio, insieme agli altri studenti della sua classe, la settimana scorsa doveva partire per una gita scolastica che sarebbe durata qualche giorno – racconta la donna – Alla vigilia della partenza, però, due dei suoi compagni di classe non sembravano tranquilli. Le insegnanti hanno indagato e i due hanno confessato che un terzo ragazzino intendeva costringerli a collaborare in una serie di scherzi cattivi ai danni di mio figlio, durante la gita».

Le maestre, spiega la donna, hanno anche potuto ascoltare i messaggi vocali con cui la “mente” del gruppo ideava gli scherzi e trasmetteva le istruzioni agli altri due. Beffe “da caserma”, come mettergli lo zucchero nel letto o il dentifricio nei capelli mentre dormiva, o ancora svuotargli la valigia o cospargere il pavimento intorno al letto di sapone liquido per farlo scivolare al risveglio.

«Gli scherzi avrebbero potuto avere conseguenze anche gravi, ad esempio se davvero fossero riusciti a farlo scivolare, ma quello che stupisce, soprattutto, è la premeditazione. Che non ci si aspetterebbe da un bambino», dice la madre.

La gita è rimasta in forse fino all’ultimo, poi genitori e insegnanti hanno deciso di partire comunque. «Scuse? Dalla famiglia del ragazzino non ne sono arrivate – afferma la donna – Quel che è certo è che di bullismo bisognerebbe parlare di più. Se non fosse stato per le maestre anche mio figlio ne sarebbe rimasto vittima».

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