Giovedì 23 Gennaio 2020

novi ligure

Ex Ilva, Arcelor Mittal conferma 4700 esuberi. Ed è sciopero

Annunciati quasi 2900 esuberi già nel 2020, gli altri nel 2023. Il 10 dicembre sciopero di 24 ore anche nello stabilimento novese

Ilva, la trattativa che decide il futuro di 14.000 dipendenti

Sciopero a Novi (foto d'archivio)

NOVI LIGURE — Arcelor Mittal non fa marcia indietro: ieri, al tavolo al ministero dello Sviluppo economico, la multinazionale ha presentato il nuovo piano industriale per gli stabilimenti ex Ilva, annunciando 2.891 esuberi già nel 2020, a cui se ne aggiungeranno altri 1.800 nel 2023, portando il totale dei tagli a 4.700 unità. Al termine dell’operazione, l’organico dell’ex Ilva passerebbe dai 10.789 occupati del 2019 ai 6.098 del 2023, quando a Taranto verrebbe spento l’altoforno 2. A Novi lavorano 681 persone, più l’indotto.

I circa 1.800 esuberi previsti nel 2023 sono gli addetti attualmente in carico all’amministrazione straordinaria e che, in base all’accordo del 6 settembre 2018, a fine piano dovevano essere riassorbiti da Arcelor Mittal.

I sindacati dei metalmeccanici hanno dichiarato «irricevibili» i tagli annunciati da Arcelor Mittal e hanno proclamato uno sciopero di 24 ore per martedì 10 dicembre, in tutti gli stabilimenti del gruppo, con manifestazione nazionale a Roma. Lo sciopero coinvolgerà anche le aziende dell’indotto.

«Quello che ci hanno presentato non è un piano industriale, è un piano di chiusura dell’Ilva nel nostro Paese – ha detto Maurizio Landini, segretario generale Cgil – Arcelor Mittal deve rispettare l’accordo firmato un anno fa, che prevede tutela dell’occupazione e una produzione di 8 milioni di tonnellate di acciaio. Se non vengono rispettati questi due punti fermi, il piano per noi è irricevibile».

«L’azienda invece di fare un passo avanti ha fatto un passo indietro, parlando di 4.700 esuberi alla fine del nuovo piano industriale, che prevede un forno elettrico e una produzione finale di 6 milioni di tonnellate. Il governo ritiene che la produzione a fine piano debba essere più alta, arrivando almeno ad 8 milioni di tonnellate», ha detto il ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli, dicendosi «molto deluso» dall’incontro.

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