Mediazione culturale, la gestione torna al Comune
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Redazione - novionline@novionline.net  
26 Gennaio 2012
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Mediazione culturale, la gestione torna al Comune

Dopo un periodi condivisione con il Consorzio del Novese, torna al Comune di Novi la gestione del servizio di mediazione culturale, fondamentale per l'integrazione degli stranieri. A comunicarlo l'assessore Felicia Broda, dopo il "no" di altri comuni, per la condivisione di spese e progetto.

Dopo un periodi condivisione con il Consorzio del Novese, torna al Comune di Novi la gestione del servizio di mediazione culturale, fondamentale per l'integrazione degli stranieri. A comunicarlo l'assessore Felicia Broda, dopo il "no" di altri comuni, per la condivisione di spese e progetto.

Ritorna in sede a Novi il servizio di mediazione culturale. Fino allo scorso 31 dicembre, infatti, il servizio era pagato dal Comune di Novi e in parte da progetti e contributi del Consorzio servizi alla persona. In un primo momento, il progetto era stato finanziato e gestito solamente dall’amministrazione novese, per un importo di 26mila euro l’anno.

Il Csp aveva poi organizzato, tramite una cooperativa, un servizio allargato anche al Comune di Serravalle con la presenza di una mediatrice di lingua araba presso il Distretto serravallese. Ma qualche mese fa, in considerazione del fatto che non era Novi l’unica città a beneficiare del servizio l’amministrazione ha chiesto ai Comuni del Consorzio una compartecipazione secondo una quota alla spesa in modo da garantire a tutto il territorio del novese il supporto delle mediatrici culturali. Da una decina di Comuni, però, è arrivato un “no” secco e da qualcuno nemmeno una risposta.

Dall’assessorato agli Affari Sociali spiegano che purtroppo quello delle mediatrici culturali non è l’unico episodio in cui i Comuni vicini abbiano “girato le spalle” a Novi non dando contributi. Viene, così, meno quel principio di condivisione che dovrebbe caratterizzare i rapporti tra i Comuni Consorziati.

Ma il progetto della mediazione continuerà a Novi, garantendo alle operatrice interculturali lo stato occupazionale e stipendiale già in atto.

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