L’Ilva di Novi tra cordoglio e polemica
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Lisa Lanzone - redazione@novionline.net  
9 Giugno 2012
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L’Ilva di Novi tra cordoglio e polemica

Dopo la morte dell'operaio 32 enne, molti i messaggi di cordoglio. Non mancano le polemiche circa il presunto mancato rispetto delle norme di sicurezza all'interno dello stabilimento

Dopo la morte dell'operaio 32 enne, molti i messaggi di cordoglio. Non mancano le polemiche circa il presunto mancato rispetto delle norme di sicurezza all'interno dello stabilimento

E’ stata una giornata intensa quella di ieri all’Ilva di Novi, dove per tutta la giornata i lavoratori si sono fermati, sino alle 22 di ieri sera. Il cordoglio dei colleghi e quello dei sindacati, per la morte dell’operaio di 32 anni, Pasquale La Rocca. “La produzione si è fermata per 24 ore, all’interno dello stabilimento c’erano soltanto alcuni impiegati e alcuni addetti alla manutenzione degli impianti”, ribadisce l’Rsu della Fiom Massimiliano Repetto.

E il cordoglio è stato ribadito anche da Moreno Vacchina (nella foto in basso) di Fim Cisl: “La produzione si è fermata subito. L’incidente è avvenuto nei pressi del magazzino di stoccaggio dei rotoli finiti e prima che la notizia venisse diffusa in tutto lo stabilimento è passato un po’ di tempo, è vero, ma poi tutto è rimasto fermo. Non si poteva fare altro”.

Intanto sul posto, ieri pomeriggio è arrivata anche la famiglia della vittima: i genitori e la sorella erano arrivati in città già nella notte, dopo essere saliti sul primo aereo da Napoli. Ma ieri all’Ilva sono arrivati soltanto i suoceri, accompagnati dal sindacalista Mirko Ogliaro, segretario provinciale della Fiom, il quale ha dichiarato: “La famiglia non rilascia alcuna dichiarazione, fa soltanto sapere che si costituirà parte civile e che intende andare sino in fondo alla dinamica dell’incidente”. E Ogliaro è stato l’unico a “puntare il dito contro l’azienda”: “I famigliari sono arrivati già questa notte (ieri per chi legge) e fa specie che, da quando è accaduto il tutto, nessuno da parte della direzione di questo stabilimento abbia avuto il rispetto di venire sul posto per fare almeno le condoglianze alla famiglia. Mi pare un fatto grave per una grande azienda come l’Ilva, che non credo si possa esprimere soltanto attraverso un comunicato ufficiale”.

Da parte sua, infatti, l’azienda ha diffuso una nota in cui ha dichiarato che: “L’attività lavorativa nell’area dove è avvenuto l’incidente si è fermata subito”. L’azienda sottolinea inoltre che è avvenuto lo stesso anche nel resto dello stabilimento, che è esteso per circa un milione e trecentocinquantamila metri quadrati, “non appena la notizia si è diffusa”. Lo sciopero delle Rsu aziendali, ancora secondo fonti dell’Ilva, è stato proclamato “per esprimere il comprensibile dolore e sbigottimento dei collegi e non per protesta contro una inesistente volontà aziendale di non fermare gli impianti produttivi”.
 

Rimane comunque dura la posizione dei sindacati. Prima tra tutti l’Ugl: Antonio D’Anolfo, segretario nazionale dell’Ugl metalmeccanici, definisce infatti la scelta dell’azienda di non sospendere le attività dopo l’incidente “un atteggiamento sconcertante e scandaloso”. “Anche se ci fosse l’urgenza di continuare a produrre – aggiunge in una nota – tutto questo dovrebbe venir meno davanti ad una tragedia simile perchè la vita di un lavoratore non ha prezzo”. Secondo Fausto Dacio, della Fiom-Cgil regionale, l’incidente sarebbe stato causato dal mancato rispetto delle norme di sicurezza: “Non ci stancheremo mai di dire – aggiunge – che prima delle necessità produttive deve esserci la salvaguardia dell’integrità fisica delle lavoratrici e dei lavoratori. Esprimiamo la nostra solidarietà alla famiglia del lavoratore auspicando che la perdita di un’altra vita umana non sia semplicemente considerata un effetto collaterale delle necessità dei mercati”.
 

Intanto tra le Rsu c’è chi ha provato a ricostruire meglio la dinamica dell’incidente accaduto l’altra notte: “La Rocca stava effettuando una manovra di retromarcia con il suo muletto, quando si è accorto di avere un ostacolo dietro ed ha così provato a ricompiere il tutto, ma ha perso il controllo e il mezzo si è ribaltato. Questi mezzi sono dotati di una cabina a tettuccio e non hanno sbarre, devono avere soltanto portiere laterali o cinture di sicurezza. Quello utilizzato aveva le cinture, ma nell’impatto potrebbero essersi staccate o addirittura l’operaio potrebbe non averle indossate. Ma di accertare tutte queste cose si occuperà la magistratura”, spiegano dalla Fim Cisl.

Intanto Ogliaro ha fatto sapere che i collegi e i sindacati non intendono per nulla lasciare sola la famiglia: “I genitori sono di Napoli e i suoceri di Genova. Quindi, la giovane vedova rimarrà sola qui con un figlio di pochi mesi. Faremo partire una colletta ed una donazione per sostenere la famiglia”. 

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