Falso in atto pubblico? Tra 10 giorni la sentenza d’appello
Si è tenuta oggi, a Torino, il processo di appello nei confronti del sindaco di Gavi, Nicoletta Albano, a giudizio per falso in atto pubblico, per le presenze degli assessori Mario Pestarino e Anna Rabbia, ritenute false, in circa quaranta delibere di giunta dal luglio al dicembre del 2006. Sentenza rinviata all'11 ottobre
Si è tenuta oggi, a Torino, il processo di appello nei confronti del sindaco di Gavi, Nicoletta Albano, a giudizio per falso in atto pubblico, per le presenze degli assessori Mario Pestarino e Anna Rabbia, ritenute false, in circa quaranta delibere di giunta dal luglio al dicembre del 2006. Sentenza rinviata all'11 ottobre
Si è tenuta oggi, a Torino, l’udienza di appello nei confronti del sindaco di Gavi, Nicoletta Albano (nella foto), a giudizio per falso in atto pubblico, per le presenze degli assessori Mario Pestarino e Anna Rabbia, ritenute false, in circa quaranta delibere di giunta dal luglio al dicembre del 2006. E’ di poco fa la notizia che la sentenza sarà pronunciata l’11 ottobre. I giudici hanno, infatti, sentito le parti ed emetteranno la sentenza tra 10 giorni.
Ma al di là dell’esito della sentenza, a restare nella memoria saranno le parole utilizzate nei confronti di Pestarino nell’appello firmato dagli avvocati del sindaco, Fulvio Gianaria e Claudio Morra di Torino. Le incertezze e le contraddizioni di Pestarino, emerse nel processo di primo grado chiuso a Alessandria nell’ottobre del 2009 e alla base della condanna di Albano, vengono infatti utilizzate dalla difesa per cercare di ribaltare la sentenza di primo grado “per non aver commesso il fatto o perché il fatto non costituisce reato”.
I legali prima ricordano che nel 2006 tra gli altri assessori, causa l’inesperienza, poteva esserci addirittura chi non era in grado di comprendere la differenza tra sedute di giunta, di Consiglio e riunioni di maggioranza: “È probabile che il Pestarino non sia in grado di ricordare e distinguere con esattezza le riunioni di giunta dalle numerose altre occasioni in cui si riuniva l’amministrazione comunale”.
Poi il primo affondo pesante nei confronti dell’assessore: “Durante le indagini si è trovato di fronte alla necessità di spiegare delle situazioni che potevano essere di grande imbarazzo per la sua posizione di dipendente dell’Asl… Non potendo spiegare come poteva essere presente in due posti contemporaneamente, egli ha dedotto che forse le giunte non si tenevano nei giorni indicati dai verbali”.
Una prima accusa sulla correttezza dell’assessore rispetto al posto di lavoro all’ospedale di Novi era arrivata addirittura il giorno della sentenza nell’ottobre 2009 direttamente dal sindaco: “Per quattro timbrature è stato dimostrato che due erano autocertificazioni di Pestarino da lui presentate alcuni giorni dopo essere uscito dal lavoro senza timbrare e una era palesemente falsa”, parole riprese anche nell’appello, dove si evidenzia come, rispetto al Consiglio del 28 settembre 2006, l’assessore è risultato presente alla seduta nonostante abbia timbrato l’uscita dal lavoro alle 21,50. “È singolare – scrivono gli avvocati – che Pestarino alle 21 risponda presente all’appello in apertura di Consiglio. Delle due l’una: o è falso anche il verbale del Consiglio oppure Pestarino ha autocertificato il falso dichiarando di essere uscito alle 21,50. Alle contestazioni della difesa (nel processo di primo grado, ndr) l’interessato non è stato in grado di fornire una risposta quantomeno verosimile”.
Nonostante l’appello sia stato presentato prima delle elezioni comunali del 2011, Pestarino si è ricandidato con Albano, risultando fra i più votati ed essendo poi confermato come assessore.