Lavoro, è crisi alla “Oda 96”
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Giampiero Carbone - g.carbone@ilnovese.info  
26 Gennaio 2013
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Lavoro, è crisi alla “Oda 96”

Sempre più critica la situazione alla Oda 96 di Arquata, l'azienda che si occupa della manutenzione di vagoni ferroviari. Dall'agosto scorso, infatti, i dipendenti stanno attendendo lo stipendio. La crisi dell'azienda era cominciata alla fine del 2010.

Sempre più critica la situazione alla Oda 96 di Arquata, l'azienda che si occupa della manutenzione di vagoni ferroviari. Dall'agosto scorso, infatti, i dipendenti stanno attendendo lo stipendio. La crisi dell'azienda era cominciata alla fine del 2010.

ARQUATA SCRIVIA – Tutti in cassa integrazione: si parla di circa 30 lavoratori della Officine di Arquata  (Oda 96), azienda di Arquata che si occupa della manutenzione di vagoni ferroviari. Lo stabilimento è ormai chiuso da qualche tempo.

Il proprietario, l’imprenditore napoletano Fabrizio Improta, non si fa vedere da tempo ad Arquata e i dipendenti attendono ancora di vedere gli stipendi arretrati dall’agosto dello scorso anno. A marzo avevano inviato una lettera al titolare: “La crisi che attraversa l’azienda – scrivevano – iniziata a fine 2010, ci ha coinvolto in prima persona….Per noi è avvilente vedere la fabbrica impoverirsi e impoverire, soprattutto perché ne subiamo gli effetti non conoscendone le cause”. Chiedevano a Improta di rendere noto “il progetto che ha per risanare e portare il tutto a una nuova e migliore condizione. Chiediamo la sua presenza nello stabilimento o almeno di un suo delegato. E’ logorante essere senza un referente”. Invece nulla: da allora, i timori sull’arretrato degli stipendi e sull’esposizione con le banche e i fornitori della Oda 96 sono rimasti senza risposte.

Dicono i sindacati Fiom Cgil e Fim Cisl: “Da due anni, in sostanza, non pagando i fornitori l’azienda è andata in sofferenza. Dopo un anno di cassa integrazione straordinaria, ora siamo alla ordinaria. Gli stipendi sono di parecchi mesi in arretrato. I lavoratori, con grande sacrificio, hanno portato avanti lo stesso l’attività nonostante il titolare non si faccia vedere da tempo, lavorando al freddo e senza acqua calda poiché sono state tagliate anche queste spese. Sappiamo solo che ha chiesto un concordato preventivo in continuità aziendale al tribunale”. Improta, secondo i sindacati, con questa soluzione cercherà di trovare un accordo con i fornitori per pagare un po’ meno di quello che deve e cercare di salvare la situazione.

Entro il 17 febbraio il proprietario dovrebbe concordare con il giudice una bozza di piano di risanamento per poi essere affiancato da un commissario. I lavoratori, se non riceveranno rassicurazioni, chiederanno di portare i libri in tribunale o la cessazione dell’attività, in modo da poter richiedere la cassa integrazione straordinaria. Intanto, è stato richiesto un incontro con il Prefetto: “Improta deve dire in quella sede cosa intenda fare”, concludono i sindacati.
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