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Ilva, a Taranto cassa integrazione sino a marzo
L'Ilva ha comunicato ai sindacati che chiederà la cassa integrazione in deroga, sino al 2 marzo. Comunicata inoltre la riapertura di alcuni impianti dell'area a freddo. Intanto la Procura di Taranto dovrà ricevere la relazione sulla quantità effettiva della merce sotto seguestro. E il 13 febbraio la Consulta sarà chiamata a valutare l'ammissibilità dei conflitti di costituzionalità sollevati da Gip e Procura.
L'Ilva ha comunicato ai sindacati che chiederà la cassa integrazione in deroga, sino al 2 marzo. Comunicata inoltre la riapertura di alcuni impianti dell'area a freddo. Intanto la Procura di Taranto dovrà ricevere la relazione sulla quantità effettiva della merce sotto seguestro. E il 13 febbraio la Consulta sarà chiamata a valutare l'ammissibilità dei conflitti di costituzionalità sollevati da Gip e Procura.
NOVI LIGURE – All’Ilva è stata allontanata, per ora, la preoccupazione per gli stipendi non pagati, anche se lo stato di insicurezza per i lavoratori resta elevato. L’azienda ha comunicato ai sindacati che chiederà la cassa integrazione in deroga per 603 lavoratori degli impianti in via di dismissione o di rifacimento in ottemperanza alle prescrizioni dell’Aia: l’altoforno 1, le cokerie e le acciaierie. Questi 603 vanno ad aggiungersi ai 790 già in cassa integrazione nel mese di dicembre, per un totale di 1393 dipendenti. Il periodo per la nuova cassa integrazione va dal 1° gennaio al 2 marzo.L’azienda ha inoltre comunicato la riapertura di alcuni impianti dell’area a freddo con il rientro al lavoro di 535 unità, anche se sarà solo per periodi limitati, che andranno da due settimane a tre mesi. Intanto la Procura di Taranto dovrà ricevere nei prossimi giorni la relazione sulla quantità effettiva della merce posta sotto sequestro lo scorso 26 novembre. Il suo valore commerciale sembra ammontare ad 800 milioni di euro; 200 in meno rispetto alla valutazione aziendale.
La prossima scadenza giudiziaria sarà, invece, quella del 13 febbraio quando la Consulta sarà chiamata a valutare l’ammissibilità dei conflitti di costituzionalità sollevati dalla Procura e dal Gip di Taranto sul decreto ‘Salva Ilva’ e sulla sua legge di conversione.