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Oda 96, oggi l’accordo per cassa integrazione in deroga
Sarà firmato oggi a Torino laccordo sulla cassa integrazione in deroga per lOda 96 di Arquata. I sindacati Fiom Cgil e Fim Cisl, lazienda e la Regione hanno sottoscritto il documento grazie al quale i circa 30 dipendenti dellazienda del settore ferroviario potranno ottenere lammortizzatore sociale in assenza degli stipendi
Sarà firmato oggi a Torino l?accordo sulla cassa integrazione in deroga per l?Oda 96 di Arquata. I sindacati Fiom Cgil e Fim Cisl, l?azienda e la Regione hanno sottoscritto il documento grazie al quale i circa 30 dipendenti dell?azienda del settore ferroviario potranno ottenere l?ammortizzatore sociale in assenza degli stipendi
ARQUATA SCRIVIA – Sarà firmato oggi a Torino l’accordo sulla cassa integrazione in deroga per l’Oda 96 di Arquata. I sindacati Fiom Cgil e Fim Cisl, l’azienda e la Regione hanno sottoscritto il documento grazie al quale i circa 30 dipendenti dell’azienda del settore ferroviario potranno ottenere l’ammortizzatore sociale in assenza degli stipendi essendo l’Oda 96 in grosso difficoltà economiche.
Il problema principale è che i soldi dalla Regione arriveranno solo fra tre mesi a causa della tempistica burocratica e del numero elevato di richieste presentate da moltissime aziende nell’ultimo anno.
I lavoratori da una settimana devono far presenza in fabbrica 8 ore al giorno dopo la scadenza della cassa ordinaria. Si sono costituiti in assemblea sindacale permanente visto che non hanno alcuna occupazione da seguire.
Il rientro è stato necessario dopo la scadenza della cassa integrazione ordinaria per evitare problemi con la proprietà per eventuali assenze ingiustificate e per avere diritto a ottenere gli stipendi arretrati dall’agosto 2012. L’azienda non è in grado di pagare i suoi dipendenti.
Con la firma dell’accordo potranno quindi rimanere a casa ed evitare di restare in uno stabilimento privo di riscaldamento. I prossimi mesi saranno quindi difficili per le famiglie dei dipendenti della Oda 96, già fallita a metà degli anni Novanta prima dell’acquisizione da parte della famiglia Improta.
(foto archivio)