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L’assessore nel mirino dell’Asl
LAsl chiede, il Comune di Gavi non risponde. Lazienda sanitaria vuole avere tutti gli elementi necessari per prendere provvedimenti nei confronti dellassessore del Comune di Gavi Mario Pestarino, dipendente del Pronto Soccorso dellOspedale di Novi Ligure
LAsl chiede, il Comune di Gavi non risponde. Lazienda sanitaria vuole avere tutti gli elementi necessari per prendere provvedimenti nei confronti dellassessore del Comune di Gavi Mario Pestarino, dipendente del Pronto Soccorso dellOspedale di Novi Ligure
GAVI – L’Asl chiede, il Comune di Gavi non risponde. L’azienda sanitaria vuole avere tutti gli elementi necessari per prendere provvedimenti nei confronti dell’assessore del Comune di Gavi Mario Pestarino, dipendente del Pronto Soccorso dell’Ospedale di Novi Ligure.La vicenda parte dalla sentenza della Corte di Appello di Torino che ha assolto il sindaco Nicoletta Albano e l’ex segretaria comunale Maria Pia Sciutto dall’accusa di falso in atto pubblico nella vicenda delle false (secondo l’accusa) indicazioni delle presenze degli assessori nelle delibere di giunta.
Il giudice ha considerato incompleta e contradditoria la prova dell’assenza di Pestarino alle sedute di giunta, decisione che, diversamente dai due giudizi separati di primo grado, ha portato all’assoluzione delle imputate.
Recita la sentenza: “Pestarino si è trovato di fronte all’alternativa o di smentire la sua presenza in giunta o di tacciare di falso le sue timbrature sul lavoro e ha optato inizialmente, per comprensibili ragioni, per negare la sua presenza in giunta per poi rifugiarsi in espressioni dubitative”. L’Asl afferma: “Alla luce della sentenza si erano richieste informazioni al Comune per poter procedere di conseguenza, richieste rimaste senza riscontro. L’Asl ha sollecitato al Comune una risposta”.
Il giudice di secondo grado ha riconosciuto attendibile la testimonianza del capo dell’ufficio tecnico Pierpaolo Bagnasco in merito alla seduta del 17 luglio 2006 (Pestarino era stato indicato presente anche se la timbratura dell’uscita dal lavoro era dopo le 21. La seduta, cominciata alle 17, poteva ancora essere in corso, secondo la sentenza, all’arrivo dell’assessore, che Bagnasco aveva sostenuto aver visto).
Ad Alessandria Bagnasco non era stato creduto, tanto che il giudice, condannata la Albano, aveva inviato il fascicolo alla Procura per valutare un rinvio a giudizio per falsa testimonianza.