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Robbiano: ‘La giunta non è seduta: lavoriamo per il futuro di Novi’
Prosegue il viaggio nella 'pancia' della politica novese. Questa volta a raccontarsi - e a raccontare Novi - è proprio il primo cittadino: il sindaco Lorenzo Robbiano parla dello stato di salute della città e del suo ultimo anno di mandato.
Prosegue il viaggio nella 'pancia' della politica novese. Questa volta a raccontarsi - e a raccontare Novi - è proprio il primo cittadino: il sindaco Lorenzo Robbiano parla dello stato di salute della città e del suo ultimo anno di mandato.
NOVI LIGURE – Il parquet del primo piano di Palazzo Pallavicini scricchiola a ogni passo, evocando nobiltà, e forse anche un po’ di decadenza. Ma Lorenzo Robbiano (nella foto) non ci sta a farsi appiccicare l’etichetta di sindaco che durante il secondo mandato si è “seduto”, insieme ai suoi amministratori, senza dare a Novi quella sferzata e quello slancio verso il futuro da più parti evocata, e invocata. Proviamo, allora, a capire qual è, dall’osservatorio privilegiato del primo cittadino, lo stato di salute della città, e cosa è lecito attendersi nell’ultimo anno di mandato.— Sindaco, alle elezioni politiche anche dalle urne novesi è emersa una forte richiesta di cambiamento, in forma di consenso al Movimento 5 Stelle. Pd e centro sinistra sapranno ascoltare il campanello d’allarme?
“Su questo punto concordo con Mario Lovelli: il nostro bacino di riferimento e il nostro radicamento, in termini politico sociali e culturali, è a Novi assai più ampio rispetto a quanto emerso dal voto. E tuttavia, certo, i segnali che arrivano dalla cittadinanza vanno assolutamente ascoltati, e interpretati”.
— Lei, come primo cittadino, avverte delle responsabilità personali?
“Posso dirle come interpreto quel che è successo negli ultimi anni, e cosa abbiamo cercato di fare noi amministratori, in particolare nel secondo mandato. E anche quel che ancora intendiamo fare, fino alla prossima primavera. Posto che, naturalmente, Novi non sta sotto una campana di vetro, ma è stata investita, come tutto il Paese, da una crisi economica, e anche politica a livello nazionale, che non può non avere ripercussioni locali”.
— Rimaniamo però sul territorio: il comune di Novi, se rapportato a realtà limitrofe come Alessandria o Tortona, non appare poi così mal messo…
“Direi che si potrebbe dire la stessa cosa anche paragonandoci alla gran parte delle altre città italiane. Nel senso che siamo riusciti, in questi anni, a mantenere i conti in ordine, e anzi a ridurre, dal 2005 a oggi, il debito dell’ente del 25%. Quante altre realtà possono dire la stessa cosa? Consideri che paghiamo 600 mila euro annui di ratei sui mutui, quando tante città come la nostra arrivano a quattro milioni di euro”.
— Ma non di soli “conti” vive un territorio: ci sono anche i servizi, gli investimenti. Bilancio soddisfacente anche lì?
“Sicuramente non siamo fermi, e non lo siamo mai stati. Certo, come ogni primavera spuntano i buchi nelle strade, e abbiamo predisposto un piano di intervento immediato, che pur terrà conto delle risorse non abbondanti: per cui saranno privilegiati i tratti più sconnessi, e quelli più frequentati. Ma, vorrei sottolineare, stiamo anche per aprire una nuova scuola, in via Rattazzi. E i servizi sociali li abbiamo sempre salvaguardati, come valore essenziale. No, davvero non mi pare che si possa dire che ci siamo seduti: anche se per primo, nel 2009, avevo chiarito che saremmo andati incontro ad anni difficili e impegnativi”.
— A proposito di 2009: qualcuno dice che, se il centrodestra novese non si fosse “suicidato”, la Stalingrado del basso Piemonte poteva essere espugnata già allora…
“Le cose sono andate come sappiamo, e i novesi hanno scelto di continuare a fidarsi del centrosinistra, e della mia persona. E, poiché ho il difetto di non gettare mai nulla (tanto che prima o poi forse uscirò di casa io: ho archivi cartacei ovunque), le dirò che conservo i sondaggi che furono commissionati all’epoca, che ci spiegavano come la mia candidatura fosse vissuta dall’elettorato come unitaria e unificante. Tanto che nessuno si fece avanti, all’interno del centrosinistra, con candidature alternative”.
— E lei, rieletto, costruì una giunta con diversi giovani amministratori: Marubbi (che pure era già assessore uscente), ma anche Tedeschi e Cavanna, per citarne altri due. A posteriori, lo rifarebbe? E promuove oggi il loro operato, o si aspettava di più da loro?
“Assolutamente sì, lo rifarei. “Largo ai giovani” non può mica essere solo uno slogan da campagna elettorale. E spero francamente che ognuno degli assessori che ha citato possa uscire accresciuto e maturato da questa esperienza. Ma non riuscirà a farmi dare pagelle, mi spiace: né a loro, né ad altri. Semmai faccio una considerazione: un tempo chi faceva politica amministrativa, sul territorio, aveva certamente più tempo libero da dedicare a questa attività. Inutile negarlo. I giovani assessori dell’attuale giunta svolgono tutti attività professionali impegnative, che in qualche caso li portano anche lontani da Novi, e comunque li coinvolgono molto. È la nuova condizione degli amministratori locali, con cui confrontarci per trovare soluzioni: o si eleggono consigli comunali e si nominano giunte di soli pensionati, o si prende atto della situazione”.
— A proposito del consiglio comunale: in più occasioni la sua maggioranza è sembrata tutt’altro che coesa. Anche di recente, sulla questione dei “capannoni” sulla strada per Ovada, è scoppiato il finimondo.
[sorride; ndr] “Mi faccia fare anche qui un’osservazione di metodo: un tempo nei consigli comunali entravano persone che avevano già una formazione amministrativa, e comunque i partiti li aiutavano a prepararsi, a studiare regole e procedure. Oggi è cambiato tutto, e ne prendiamo atto. Sulla vicenda a cui lei fa cenno esiste massima trasparenza, e nei prossimi giorni saranno forniti tutti i chiarimenti richiesti. È tutto molto semplice: ci sono due aziende (una del settore dolciario, e una di quello elettrico) interessate a recuperare quegli spazi, e a insediarvi loro attività produttive. Il che vorrebbe dire lavoro per il territorio, sia in fase di ristrutturazione, che successivamente. Il comune si muove nel pieno rispetto delle normative vigenti, ma che dovrebbe fare? Bloccare lo sviluppo del territorio, soprattutto di questi tempi? Comunque il consiglio valuterà per il meglio”.
— Insomma, una vicenda uguale e contraria rispetto al caso Maruzzella? Quella vicenda si è ormai conclusa?
“In realtà in quel caso il comune era in mezzo alla contesa di due giganti privati. Per quel che ne so Maruzzella non ha aperto comunque nessun altro stabilimento in Italia: semmai c’è chi parla di investimenti in altre parti del mondo, ma non ho mai verificato se sia vero”.
— Sindaco, ma come sta davvero Novi oggi? È una città con un’influenza di stagione, o soffre di malanni più stabili?
“Sono saltati, qui come altrove, i blocchi sociali di gramsciana memoria. Come nel resto del paese, cresce la precarietà lavorativa, e il numero di giovani novesi che, dopo il diploma o la laurea, sono costretti a trasferirsi per lavorare. Anzi, più si specializzano, e più sono costretti a cercare realizzazione altrove. Ma questo è un fenomeno globale, non solo locale. Come ente comune, non possiamo incidere più di tanto su certe dinamiche generali. Semmai, siamo alle prese con incognite non da poco: la Tares, nuova tassa destinata a sostituire la Tarsu, entrerà in vigore nel 2013 o nel 2014? Il patto di stabilità verrà finalmente rivisto, e i 40 miliardi di pagamenti arretrati che lo Stato ha promesso ad amministrazioni locali e imprese arriveranno, e quando? Non sono variabili trascurabili: stiamo navigando nell’incertezza”.
— Il Pd cittadino propone gli Stati Generali entro l’estate, per discutere del futuro della città e del territorio. Che ne pensa?
“Tengo distinti, naturalmente, il mio ruolo di amministratore e di uomo di partito. Ma è un’ottima cosa, e si tratta della stessa direzione nella quale ci stiamo muovendo come comune. La messa a punto del Piano Strategico, a cui stiamo lavorando dallo scorso anno, ha proprio l’obiettivo di fotografare la situazione, da diversi punti di vista (lavoro e occupazione, servizi sociali, trasporti, urbanistica, cultura e così via) per ripensare Novi, riprogettarla. Abbiamo coinvolto finora tutti i soggetti organizzati del territorio, ossia sindacati, Confindustria, artigiani e commercianti, volontariato, associazioni. Entro l’estate arriveremo a un documento di sintesi, proprio nell’ottica di dare concretezza e risposte concrete ai bisogni della città, e del territorio circostante”.
— Il Terzo Valico si farà mai?
“C’è stato un percorso più che decennale, in cui il comune di Novi ha fatto pienamente la sua parte. Oggi la nostra posizione è critica: come quasi tutte le altre comunità del territorio, chiediamo a Rfi (che è il committente dell’opera, mentre Cociv è solo il realizzatore) chiarezza e garanzie, ambientali e di salute in primis, e poi anche di investimenti veri sul territorio. Non dimentichiamoci che le Ferrovie sono comunque proprietà statale: i parlamentari della nostra provincia, tutti quanti, cerchino di fare la loro parte”.
— Parliamo di centrosinistra, sindaco: lei è bersaniano o renziano?
“Io sono refrattario alle correnti, la mia storia politica lo testimonia. Al congresso del Pd votai Franceschini, perché mi sentivo più vicino alla sua proposta che ad altre. Così ho fatto alle ultime primarie nazionali, votando Bersani. Ma, ripeto: mi piace valutare di volta in volta, e decidere con la mia testa. Magari sbaglio, e certamente mi danneggio: ma sono fatto così, e oramai non cambio più!”
— Ma alle primarie per il candidato sindaco di Novi chi appoggerà?
[sorride; ndr] “Bocca cucitissima, non parlo. E per fortuna non sono ricandidabile. Credo che le primarie vadano fatte, anche se dobbiamo stare attenti a non inflazionare lo strumento, o farà la fine dei referendum. A Novi il Pd può mettere in campo personalità, competenze e progetti di valore. L’importante è che, comunque finiscano le primarie, tutti ne prendano atto, e dal giorno dopo si sia tutti compatti a sostegno del candidato. Perché le elezioni da vincere sono quelle successive…”
— E nel futuro politico di Robbiano cosa c’è?
“Speravo di essere riuscito a sfuggire alla domanda, e invece… certamente non ci sono le panchine dei giardinetti, non mi ci vedo. Ma neppure per forza incarichi politici, vedremo. Per ora c’è un mandato da sindaco da completare. E ci sarebbe anche da scrivere la seconda parte di Senza volto, il mio libro dedicato alla classe operaia novese dell’Ottocento, fino ai primi del Novecento. È un progetto a cui tengo molto: la storia l’hanno scritta anche loro, anzi soprattutto loro”.