A Spazio Arte le ‘visioni minime’ di Bruna Marenzana
Prosegue sino al 28 aprile la mostra di arte del paesaggio che mette in esposizione i dipinti di Bruna Marenzana. La rassegna sarà visitabile a Gavi, presso la galleria Spazio Arte, in corte Zerbo. L'ingresso è libero.
Prosegue sino al 28 aprile la mostra di arte del paesaggio che mette in esposizione i dipinti di Bruna Marenzana. La rassegna sarà visitabile a Gavi, presso la galleria Spazio Arte, in corte Zerbo. L'ingresso è libero.
GAVI – Istanti visivi di passaggio, i dipinti di Bruna Marenzana (nella foto) hanno identità sfuggente come le immagini colte dal finestrino del treno. Sono attimi catturati dagli occhi e ceduti alle profondità interiori per essere poi restituiti in forma visibile sulla superficie del quadro. Minimi gli elementi che compongono i soggetti, minimo il tonalismo che li connota. Non a caso “Visioni Minime” è il titolo della personale dell’artista tortonese, presentata dalla galleria Spazio Arte di Gavi, in Corte Zerbo, nella quale sono raccolte alcune sue opere recenti, lavori a olio su tela in grande formato accanto a piccoli disegni realizzati su carta con matite colorate, dove la figurazione è racchiusa in un tondo centrale.
La rassegna corona un momento importate nella carriera artistica di Bruna Marenzana, che nell’ultimo anno ha partecipato a personali e collettive di rilievo a Piacenza, alla Galleria Jelmoni, a Tortona, alla 11DreamsArtGallery e a Berlino, alla rassegna “Underscore” realizzata alla Maaz Fabrik.
Il naturalismo dell’immagine è solo apparente, le forme appaiono sfumate e rese da poche linee essenziali. Si tratta di impressioni liquide, mobili, della realtà. All’autrice non interessa definire alcun messaggio, ma presentare un punto di vista da cui guardare il mondo, un punto di vista non statico, collocato tra lo stupore e l’incertezza. Lo sguardo di un bambino che scorga per la prima volta ciò che gli sta attorno. Lo spazio tra le figure, dove la compattezza delle cromie forma strutture solide di materia tonale, è il territorio della possibilità, di ciò che ancora non è, né vuole, determinarsi, il luogo in cui la pittura attrae l’osservatore, lo fa sprofondare. Non ci sono ombre però, non c’è prospettiva.
Sequenze di piani tonali piatti, infatti, fingono una visione prospettica, l’apparenza di una successione “davanti-dietro”, ma tutto accade contemporaneamente nello spazio e nel tempo del quadro. E’ questo un tratto distintivo che investe l’immagine di ieraticità, ossia di una sacralità misteriosa e dell’impressione di cogliere “il tutto”, come un occhio onnisciente, che attrae nelle pitture dell’Antico Egitto. La mostra è aperta fino al 28 aprile, da giovedì a domenica, dalle 16 alle 19, con entrata libera.