Muliere candidato sindaco? ‘Ci sto ancora pensando’
Alla richiesta di sbilanciarsi con una dichiarazione ufficiale, non va oltre un sorriso educato, che sottintende un no, è troppo presto. Ma è evidente, da come ragiona quando parla di Novi, che Rocchino Muliere nei panni del candidato sindaco si è già calato, anche se, a un anno dalle elezioni comunali e in un contesto politico estremamente volatile, preferisce trincerarsi dietro un prudente "ci sto pensando".
Alla richiesta di sbilanciarsi con una dichiarazione ufficiale, non va oltre un sorriso educato, che sottintende un ?no, è troppo presto?. Ma è evidente, da come ragiona quando parla di Novi, che Rocchino Muliere nei panni del candidato sindaco si è già calato, anche se, a un anno dalle elezioni comunali e in un contesto politico estremamente ?volatile?, preferisce trincerarsi dietro un prudente "ci sto pensando".
NOVI LIGURE – Alla richiesta di sbilanciarsi con una dichiarazione ufficiale, non va oltre un sorriso educato, che sottintende un “no, è troppo presto”. Ma è evidente, da come ragiona e riflette quando parla di Novi, che Rocchino Muliere nei panni del candidato sindaco si è già calato pienamente, anche se, a un anno dalle elezioni comunali e in un contesto politico, anche nazionale, estremamente “volatile”, preferisce naturalmente trincerarsi dietro un prudente «ci sto ancora pensando, vedremo». Incontrarlo però è comunque l’occasione per riflettere sulla città, sul distretto territoriale e anche sullo scenario politico nazionale, che il consigliere regionale del Pd analizza con lucidità, cercando di interpretarne le possibili ricadute locali.
— Consigliere, alle recenti elezioni politiche Novi ha scoperto che il primo partito in città non è più il Pd, ma sono i 5 Stelle. È stato uno choc?
«È un dato politico, su cui ragionare con lucidità. Pensando certamente anche alle comunali del 2014, ma tenendo presente che ogni turno elettorale fa storia a sé, e che comunque ci troviamo di fronte a uno scenario nazionale davvero mutevole. Però io non sono di quelli che liquidano Grillo e i suoi elettori come un semplice fenomeno di protesta, non è così. I 5 Stelle hanno saputo dar voce, anche a Novi come nel Paese, a una richiesta di cambiamento vero. Non credo che loro siano davvero in grado di dare concretezza a questo cambiamento, ma certamente il messaggio che arriva dagli italiani è chiaro».
— Rimaniamo su Novi però: qui il Pd (naturalmente con i diversi simboli e percorsi, dal Pci in poi) rappresenta il governo, la continuità e anche la responsabilità amministrativa. Oggi questo è un handicap?
«Io credo che Novi sia, nel panorama locale ma non solo, un esempio di buona amministrazione, di servizi pubblici di qualità, erogati con attenzione alle esigenze delle fasce più deboli della popolazione. E, attenzione, il tutto mantenendo i conti in ordine: che, va spiegato ai cittadini, è una condizione essenziale per guardare al futuro con serenità. Basta vedere cosa sta succedendo nella vicina Alessandria, o a Tortona. Da noi la situazione è decisamente più rosea, o comunque non è drammatica come altrove: dobbiamo forse ribadirlo con più decisione».
— Ma può bastare questo per essere certi di rieleggere un sindaco di centrosinistra?
«La partita delle elezioni del 2014 è tutta da giocare. Ma, pur senza sottovalutare le difficoltà e le altre forze in campo, credo che il centro sinistra, e il Pd come partito leader della coalizione, abbiano tutte le carte in regola per farcela. Certo, occorre mettere a punto una visione, un progetto di città che abbia caratteri di forte concretezza, e al contempo di cambiamento e innovazione. E poi individuare un candidato che sia in grado di interpretare questi valori, traducendoli in consenso e parlando con tutti i novesi, non solo con chi ha già deciso di votare centro sinistra. Si parte da zero, e ci si confronta con tutti coloro che credono in un progetto comune basato sulla partecipazione, e sulla trasparenza».
— Non c’è il rischio che siano slogan abusati?
«No, se si spiega bene ai novesi cosa significano. Guardi, il prossimo sindaco di Novi dovrà lavorare in un contesto di ristrettezza di risorse ancora maggiori rispetto alle attuali, e questo va detto con chiarezza. Lo stesso consiglio comunale sarà di soli 16 consiglieri, e gli assessori non più di 4 o 5. In questo contesto, aprirsi alla città, e coinvolgerne le forze migliori, diventa davvero l’unica strada di rilancio. È necessario un nuovo modello di partecipazione attiva, in cui il consiglio rimane certamente il principale strumento di confronto politico. Ma in un contesto di vera partecipazione di associazioni di volontariato, gruppi, e anche singole persone che possono e vogliono dedicare un po’ del loro tempo, e delle loro competenze, al bene comune della città. Penso alla gestione del verde pubblico, alle iniziative per le scuole, alla cultura, a progetti artistici e di valorizzazione del territorio. C’è davvero modo di coinvolgere tutta la nostra comunità».
— Sul Terzo Valico lei come la pensa? L’impressione è che la realizzazione dell’opera, anziché avvicinarsi, si allontani sempre più…
«Naturalmente c’è un piano di scelte nazionali, su cui il comune non può intervenire. Ma sul come farla, se si decide di procedere, il contributo degli amministratori locali può e deve essere decisivo. Per questo vorrei che fosse costituito, al più presto, un tavolo tecnico, a cui i sindaci si possano sedere, con poteri reali. Fino a oggi Cociv e Rfi sono stati davvero pessimi sul fronte della gestione dei rapporti col territorio, e così non si va da nessuna parte. Così come il governatore Cota deve assolutamente chiarire se intende abbandonare questa parte di Regione al suo destino, o se è disponibile a sostenere concretamente lo sviluppo logistico del basso Piemonte».
— Torniamo alle elezioni comunali novesi: in autunno ci saranno le primarie? E lei sarà della partita? In fondo già ragiona da sindaco…
[sorride; ndr] «Le primarie credo si debbano fare assolutamente: quando, se non per far scegliere il candidato sindaco dai cittadini? Ho letto che finora più di un candidato sembra essersi “sfilato”: io posso dire che ci sto riflettendo, e che entro un paio di mesi scioglierò le riserve. Mi auguro che comunque ci sia un confronto trasparente, e che ci se la sente e ha idee si faccia avanti: e non come espressione di gruppi o correnti. La candidatura deve essere una scelta personale. Poi però, qualunque sia il risultato finale delle primarie, dobbiamo procedere uniti su un progetto che guardi alla Novi del futuro».
L’intervista completa è sul Novese in edicola sino a mercoledì 24 aprile.