Moro: ‘Non mi candido, ma il giovanilismo non funzionerà’
L'assessore provinciale Graziano Moro (Pd) ribadisce che non scenderà in campo alle elezioni comunali del 2014. Parole dure nei confronti della giunta Robbiano e della gestione Bergaglio: "Ma non boccio nessuno", ha detto nell'intervista.
L'assessore provinciale Graziano Moro (Pd) ribadisce che non scenderà in campo alle elezioni comunali del 2014. Parole dure nei confronti della giunta Robbiano e della gestione Bergaglio: "Ma non boccio nessuno", ha detto nell'intervista.
NOVI LIGURE – Alla fine Graziano Moro (nella foto) giocherà in prima persona la partita delle primarie autunnali del centrosinistra per la scelta del candidato sindaco di Novi? O ha invece in testa un suo candidato, o candidata, che si appresta a sostenere nei prossimi mesi, magari per sparigliare i pronostici della vigilia? Certamente il suo affondo di un paio di settimane fa, proprio dalle colonne del novese, non è passato inosservato, e incontrare l’assessore provinciale, autorevole esponente del Pd, è l’occasione per aggiungere un altro importante tassello al mosaico di posizioni con cui il centrosinistra novese guarda al futuro della città.
— Assessore Moro, ci regali lo scoop: chi è la «vecchia babbiona» che lei vorrebbe candidare a sindaco di Novi?
[sorride; ndr] «Non c’è ancora, ma ho un po’ di tempo per individuarla, prima delle primarie cittadine. Scherzi a parte, è evidente che la mia era una provocazione, per evidenziare il rischio di farci contagiare dalle mode del momento: il giovanilismo a tutti i costi, piuttosto che l’avversione verso “l’apparato”. Ma vogliamo cominciare anche a parlare di problemi concreti, e del fatto che per fare gli amministratori sono necessarie competenze che non si improvvisano, oppure no?»
— Insomma assessore: sta dicendo che ci ha ripensato, e che si candiderà alle primarie del centrosinistra?
«No grazie, abbiamo già dato. Anche se, per onestà, le confesso che non pochi novesi, sia nei mesi scorsi, che dopo la mia esternazione di due settimane fa, sono tornati a chiedermelo con insistenza. Ma io credo che ci sia un tempo per ogni cosa: fui in corsa per diventare sindaco di Novi dieci anni fa, e il Pd optò per Lorenzo Robbiano. E poi ormai ho alle spalle, come amministratore locale, un percorso lungo 25 anni, di cui quindici in Comune a Novi (come consigliere, e anche come assessore dal 1900 al 1993) e dieci in Provincia. Prima ancora, dopo essermi iscritto al Pci nel 1977, fui segretario di sezione e cittadino. Insomma, credo che sia il momento non di ritirarmi, ma di lasciare spazio ad altri. Un tempo si parlava di “agibilità democratica”: ossia siamo in un momento in cui è assolutamente doveroso “fare largo” a forze e idee nuove».
— Un discorso molto “renziano”…
«E infatti concordo, e non da ora, con le posizioni del sindaco di Firenze: pur diffidando di tanti renziani dell’ultima ora, diciamo così. Ma, attenzione, non faccio un discorso anagrafico, o comunque non solo. Per me il prossimo sindaco di Novi deve avere quattro caratteristiche essenziali: capacità, esperienza, entusiasmo, energia. Per esperienza, naturalmente, non intendo che necessariamente debba essere già stato pubblico amministratore (il che certamente aiuterebbe), ma che almeno debba aver frequentato il mondo delle professioni, dell’impresa. E senza ansia giovanilistica: anche perché l’età media dell’elettore italiano è 51 anni, e a Novi credo anche qualcosa in più. E questo è un elemento da considerare».
— Assessore, che giudizio dà di dieci anni di amministrazione Robbiano?
«Hanno dovuto operare, sia il sindaco che i suoi assessori, in un contesto di crisi, di tagli di risorse. Come amministratore provinciale, se so qualcosa. Per cui è difficile capire se una certa inattività, percepita da molti, sia stata dettata a un certo punto da mancanza di voglia di fare, o da oggettive difficoltà finanziarie. Sta di fatto che Robbiano è stato dotato di una squadra di assessori anche giovani, tutti tra l’altro espressione del Pd, e tutti passati attraverso l’esperienza formativa della segreteria cittadina. La speranza era che questo gruppo di nuovi amministratori facesse da traino, da propulsore, disegnando una visione di città più moderna e avanzata. Certamente un po’ questo aspetto è mancato, sarebbe ipocrita negarlo».
— Insomma: Marubbi, Cavanna e Tedeschi sono bocciati, o solo rimandati a settembre? Quando, tra l’altro, sarà quasi tempo di primarie…
«No, io non boccio nessuno, ci mancherebbe. E anzi, se qualcuno di loro pensa di avere le carte in regola per candidarsi alle primarie, deve farlo. Da parte mia credo molto nello strumento primarie, e spero che però non se ne abusi: insomma, presentare 25 candidati creerebbe solo confusione. Meglio pochi, e veri. Soprattutto, consideriamo quale sarà il contesto. Il Pd, dati alla mano, oggi non è più il primo partito a Novi, e il Movimento 5 Stelle non va sottovalutato, perché esprime e interpreta uno stato d’animo dell’elettorato. I partiti del centrosinistra, con il Pd in prima fila, devono in questi mesi da un lato saper fare “da filtro” e proporre candidature credibili. Dall’altro rendersi conto che le elezioni da vincere non sono le primarie, ma quelle successive: e per farcela occorre dialogare con tutta la città, e presentare un progetto condiviso, e un candidato che sappia interpretarlo, e raccogliere un consenso ampio».
— Nel frattempo, scopriremo che ne sarà del Pd, anche a livello nazionale. Lei cosa si aspetta?
«La gestione Bersani è stata semplicemente falli-mentare: sia che si legga con gli occhi dell’elettore comune, sia che si faccia un’analisi da addetto ai lavori. Le dico solo che, al suo insediamento, il segretario criticò il “partito liquido” di Veltroni, ossia la volontà di alleggerire il più possibile l’apparato: mi pare però che, più che al partito solido, Bersani ci abbia condotti al partito gassoso: con apparato costoso, e contemporanea morìa di iscritti. Insomma, guardiamo avanti: e credo che il futuro non possa che essere una segreteria targata Renzi. Spero non oltre l’estate: tempo da perdere davvero non ce n’è».
— A cascata, andranno poi rivisti gli assetti anche locali. La segreteria di Cecilia Bergaglio non le è piaciuta?
«Potrei ripetere la riflessione che ho fatto per i giovani assessori. In sintesi, direi una gestione debole: troppe scaramucce, poca strategia politica. Ma per la segreteria, sia chiaro, è giustissimo continuare a puntare sui giovani: è comunque una palestra straordinaria».
L’intervista completa è sul Novese in edicola sino a mercoledì 8 maggio.