Morando: ‘Mi danno ragione solo con anni di ritardo’
Home

Morando: ‘Mi danno ragione solo con anni di ritardo’

Il nuovo governo, le indispensabili riforme istituzionali e il rilancio economico del Paese. Ma soprattutto il futuro del Pd e del centrosinistra, a cui spesso il senatore Enrico Morando ha indicato strade e soluzioni, «Ma mi danno ragione solo con anni di ritardo». E a Novi che cosa succederà?

Il nuovo governo, le indispensabili riforme istituzionali e il rilancio economico del Paese. Ma soprattutto il futuro del Pd e del centrosinistra, a cui spesso il senatore Enrico Morando ha indicato strade e soluzioni, «Ma mi danno ragione solo con anni di ritardo». E a Novi che cosa succederà?

NOVI LIGURE – “Ogni volta che, nel mio partito, mi sono trovato in minoranza (ossia molto spesso) rispetto a scelte fondamentali, mi sono consolato dicendo: vedrai, tra qualche anno ti daranno ragione”. Sceglie la strada dell’ironia il senatore Morando (nella foto), per sottolineare che buona parte degli errori del Pd, e dei partiti da cui discende, si potevano evitare per tempo, “perché, badi bene, la politica non sarà una scienza esatta, ma è una scienza, perbacco”.

Seduti al tavolino di un bar della passeggiata di Novi Enrico Morando ci regala un’analisi a tutto campo della situazione politica italiana, calata in un contesto europeo. Mostrando peraltro anche una forte attenzione per temi e scenari locali, quasi a smentire chi sostiene che il senatore sia certamente una delle “teste” più raffinate del centrosinistra italiano, ma da tempo un po’ troppo distante dal suo, e nostro, territorio.


— Senatore Morando, la tentazione di definire il nuovo esecutivo un governo Berlusconi-Letta c’è, e pare condivisa da non pochi elettori del Pd. Cosa è successo davvero?
«È una sintesi efficace sul piano della polemica, ma infondata. Enrico Letta ha le carte in regola per fare bene, perché abbina forti competenze personali ed esperienza a una squadra ricca di figure di qualità assoluta e di forte credibilità e relazioni a livello europeo, a partire dal ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni. Ciò premesso, è indubbio che il centrosinistra, e il Pd in particolare, hanno commesso tanti, troppi errori. Che hanno radici profonde, e parlarne ci porterebbe davvero lontano».

— Rimaniamo sull’attualità: partiamo dal dopo voto.

«Volentieri: il giorno dopo le elezioni di febbraio dichiarai al quotidiano La Stampa la nostra sconfitta politica, e dissi che nessuno governo, appunto, politico, sarebbe stato possibile, nonostante l’abnorme premio di maggioranza toccatoci in sorte, frutto di una legge elettorale che tutti conosciamo. A quel punto, secondo me non restava che affidare al presidente della Repubblica l’individuazione di una personalità, davvero esterna ai gruppi dirigenti dei partiti, a cui affidare il compito di affidare un governo che facesse due cose: riforme istituzionali, e nuova legge elettorale. Chiedendo a tutti i partiti disponibili di votarlo, ma individualmente: senza formare coalizioni permanenti. Punto».

— Invece il Pd ha risfoderato per due mesi l’antiberlusconismo militante, per poi alla fine allearsi con il Pdl. Difficile spiegarlo a un elettorato pur da sempre molto comprensivo…
«Abbiamo sbagliato tutto. Il Movimento 5 Stelle, che rispetto ma di cui non approvo nulla, è un partito antisistema, che ha raccolto il 25 per cento dei consensi dicendo: “arrendetevi, siete circondati. Dovete andare tutti a casa”. Come puoi sperare di costruirci un’alleanza che abbia un minimo di “tenuta”? E infatti Bersani non c’è riuscito, con tutto quel che ne è conseguito, sul fronte dell’elezione del presidente della Repubblica».

— Lì, però, c’è poco da dare la colpa a Grillo: Prodi è stato “impallinato” dal suo partito, il Pd. E a tanti è parso un vero segnale di “sfascio”. A lei no?
«Penso ogni male dei cento franchi tiratori, ma un politico di razza in casi come questi dovrebbe chiedersi come mai è successo. E, guardi, pur avendo sempre avversato politicamente Massimo D’Alema ne ho troppa considerazione e stima per accodarmi a coloro che lo vorrebbero regista occulto dell’operazione. Quella invece è stata proprio la conseguenza, a mio avviso, del continuo ondeggiamento di linea politica, e di mancanza di confronto aperto».

— E a casa nostra, senatore? A Novi si vota l’anno prossimo per le comunali: il centrosinistra qui è da sempre maggioritario. Può esserlo ancora, o rischia grosso?
«Dipende se, anche a livello locale, sapremo interpretare in maniera efficace il cambiamento. In termini di massima trasparenza amministrativa, di comune inteso come casa di vetro. E con proposte chiare di rilancio della città. Il centro storico prima di tutto: è una potenzialità enorme, con milioni di persone che ogni anno arrivano in zona grazie all’Outlet. Ma certo il comune deve creare le condizioni per una sua trasformazione, e valorizzazione. E poi c’è lo snodo del Terzo Valico: io sono nato in un paese, Rigoroso di Arquata, dove erano tutti ferrovieri, e mi insegnarono che le ferrovie sono di sinistra, e le autostrade di destra. Devo dire che, anche alla luce di una successiva sensibilità di tutela ambientale, sono rimasto di quell’opinione, e mi pare indubbio che investire in infrastrutture ferroviarie possa creare condizioni di sviluppo. Naturalmente da lì in poi ci sono tutte le valutazioni che sappiamo, a partire dall’impatto in termini di salute e sicurezza. Insomma, l’unica strada è dar vita a un osservatorio permanente con ampi compiti e poteri, come in val di Susa».

— Torniamo però alle elezioni comunali: si dovranno fare le primarie?

«Assolutamente sì: le primarie sono essenziali per la scelta di figure come il candidato premier, o il sindaco. Mi pare eccessivo invece utilizzarle anche per individuare i singoli candidati al Parlamento: porta più confusione che vantaggi. Ma attenzione: io vorrei primarie del Pd, non del centrosinistra. Ossia facciamoci carico, di fronte ai cittadini, della nostra vocazione maggioritaria. Poi naturalmente ragioneremo di alleanze. Ma naturalmente su questo punto io conto per uno, vedremo cosa si deciderà».

— È nota la sua amicizia con Rocchino Muliere: è lui il candidato giusto? E tra i giovani del Pd locale c’è un “delfino” di Morando?

«Il candidato giusto sarà quello che sceglieranno i novesi, tra coloro che decideranno di candidarsi. Personalmente credo che Muliere abbia le competenze, l’entusiasmo e la sensibilità per essere un ottimo sindaco di Novi, se deciderà di candidarsi. La questione del delfino, invece, mi fa sorridere. A Novi il Pd ha una bella squadra di giovani, anche ormai di una certa esperienza: a cominciare da Germano Marubbi, che mi sostenne con passione nel 2001 quando mi candidai per la segreteria nazionale, all’assessore Simone Tedeschi, ad altri ancora. Ma nel Pd io non sono mai stato un capo corrente: preferisco che chi le condivide appoggi le mie idee, semmai. A suo rischio peraltro, e senza grandi vantaggi, considerato che sono in minoranza praticamente da sempre».

L’intervista completa è sul Novese in edicola sino a mercoledì 15 maggio.

Articoli correlati
Leggi l'ultima edizione