Home
Oda 96, rappresentanze sindacali in Municipio
Un consiglio comunale che dia un mandato forte al sindaco. Lo hanno chiesto i sindacalisti della Officine di Arquata (Oda 96) lunedì nella seduta congiunta delle commissioni Ambiente e Occupazione, in municipio. I circa 30 dipendenti hanno ottenuto dalla Regione lammissione alla cassa integrazione in deroga ma fino al mese prossimo non vedranno un soldo
Un consiglio comunale che dia un mandato forte al sindaco. Lo hanno chiesto i sindacalisti della Officine di Arquata (Oda 96) lunedì nella seduta congiunta delle commissioni Ambiente e Occupazione, in municipio. I circa 30 dipendenti hanno ottenuto dalla Regione l?ammissione alla cassa integrazione in deroga ma fino al mese prossimo non vedranno un soldo
ARQUATA SCRIVIA – Un consiglio comunale che dia un mandato forte al sindaco. Lo hanno chiesto i sindacalisti della Officine di Arquata (Oda 96) lunedì nella seduta congiunta delle commissioni Ambiente e Occupazione, in municipio.I circa 30 dipendenti hanno ottenuto dalla Regione l’ammissione alla cassa integrazione in deroga ma fino al mese prossimo non vedranno un soldo. Il proprietario, l’imprenditore Fabrizio Improta, ha chiesto al tribunale l’ammissione al concordato preventivo in continuità aziendale, richiesta sulla quale il tribunale si pronuncerà il 7 giugno in base al piano presentato, che dovrebbe comprendere un progetto di rilancio dell’azienda del settore ferroviario e una proposta di transazione con tutti i creditori. È emerso infatti che la Oda 96 è esposta per circa 7 milioni di euro con banche, fornitori, Inps e lavoratori, non pagati dall’agosto dello scorso anno (in totale aspettano stipendi per 243 mila euro).
Dagli interventi del sindaco Paolo Spineto e dei sindacalisti risulta che i problemi sono nati sia dal comportamento di Fs, committente di numerosi lavori non pagati a suo tempo alla Oda 96, e dalla latitanza prolungata del proprietario. “L’Oda – ha detto Spineto – ha perso contratti per milioni di euro. Più il tempo passa più le commesse andranno altrove. A giugno il giudice deciderà se concedere altri 60 giorni a Improta oppure avviare la procedura del fallimento”. All’orizzonte c’è una proposta di acquisto da parte della società Vico di Savona, la quale, hanno spiegato i sindacalisti, “è pronta a mantenere gli attuali posti di lavoro e assumere altre persone”. Nei giorni scorsi, nello stabilimento, per mesi tenuto in vita solo dai lavoratori essendo assente qualsiasi figura dirigenziale, è stata nuovamente tagliata la luce: “Gli operai vogliono tornare a lavorare – hanno detto i sindacalisti – la professionalità c’è, l’azienda è appetibile, per questo auspichiamo l’acquisto da parte della Vico. Serve però un mandato forte al sindaco da parte del Consiglio per far rappresentare ai tavoli istituzionali non solo noi dipendenti ma tutta la cittadinanza per far sì che questa fabbrica non muoia”.
Durante la seduta delle commissioni affrontata anche la situazione di crisi della Cementir, di cui parleremo successivamente.