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Cementir, in programma un incontro sul futuro dello stabilimento
Fra poche settimane la proprietà della Cementir di Arquata Scrivia, il gruppo Caltagirone di Roma, renderà note le sue intenzioni sul futuro dello stabilimento arquatese e degli altri tre situati a Taranto, Maddaloni e Spoleto. È infatti in programma un incontro a Roma con i rapresentanti dei lavoratori, già in allerta da tempo a causa della situazione disastrosa del settore edile
Fra poche settimane la proprietà della Cementir di Arquata Scrivia, il gruppo Caltagirone di Roma, renderà note le sue intenzioni sul futuro dello stabilimento arquatese e degli altri tre situati a Taranto, Maddaloni e Spoleto. È infatti in programma un incontro a Roma con i rapresentanti dei lavoratori, già in allerta da tempo a causa della situazione disastrosa del settore edile
ARQUATA SCRIVIA – Fra poche settimane la proprietà della Cementir di Arquata Scrivia, il gruppo Caltagirone di Roma, renderà note le sue intenzioni sul futuro dello stabilimento arquatese e degli altri tre situati a Taranto, Maddaloni e Spoleto. È infatti in programma un incontro a Roma con i rapresentanti dei lavoratori, già in allerta da tempo a causa della situazione disastrosa del settore edile.L’allarme è stato lanciato dai sindacati nella seduta congiunta delle commissioni consiliari Ambiente e Attività produttive e Politiche sociali, in municipio: “In Italia, nel 2006, si producevano 45 milioni di t di cemento all’anno, scesi a 25 milioni quest’anno. Per il cementificio di Arquata è concreto il rischio di diminuzione dei posti di lavoro. Già 4 contratti a tempo indeterminato non sono stati rinnovati e lo stesso potrebbe avvenire anche per quelli in scadenza a luglio”. Alla Cementir lavorano attualmente 74 persone, oltre a un indotto che secondo i sindacati porta il totale a 200 persone. La maggior parte degli assunti non è in età pensionabile.
L’altro aspetto che secondo i rappresentanti dei lavoratori sta contribuendo alla crisi è l’attenzione che viene riservata allo stabilimento da parte dei cittadini che vi risiedono intorno: “Vogliamo un tavolo di discussione con il Comune poiché l’azienda è sotto la lente di ingrandimento in maniera eccessiva. Il comitato ha creato un delirio mediatico su questa situazione che sta spaventando la proprietà. L’azienda ha innalzato il camino come richiesto dai cittadini ma ora l’intervento viene definito inutile da loro stessi”. A Novi l’11 giugno udienza del secondo processo riferito alle emissioni, dopo che il primo si è chiuso con una condanna.
Il sindaco Paolo Spineto ha affermato: “Dal 2008 Cementir, dopo la riaccensione del forno, ha avviato un programma di risanamento ambientale, eliminando il problema delle polveri e riducendo rumori e vibrazioni. Resta la questione degli odori, tenendo conto che vicino ci sono altre aziende”.
Secondo i sindacati, è stato un errore per Cementir, chiusa l’attività della cava di Voltaggio, non avere un altro sito di estrazione ravvicinato: “Ora i costi del trasporto sono impossibili, oltretutto con il mercato in forte crisi. Il forno è stato riattivato nel 2006 con 130 dipendenti e subito dopo 50 sono stati ricollocati. Se da sito di produzione del cemento Arquata diventerà solo un centro di macinazione è certo che almeno 40 persone verranno lasciate a casa poiché i costi delle materie prime sono troppo elevati. L’ancora di salvezza è il Terzo Valico, non ci sono altre soluzioni”.
Spineto ha ribattutto che la dirigenza della Cementir ha fatto sapere che lo stabilimento non produrrà cemento per l’alta velocità. Gli ha fatto eco il presidente della Commissione Ambiente e Attività produttive Gianni Cirri: “Spero che la soluzione alla crisi della Cementir e del settore non sia legata a un’opera del tutto inutile ma sia intelligente Ci sono altri interventi da fare, come la ristrutturazione degli edifici esistenti e la sistemazione idrogeologica del territorio”. Già prevista uan nuova seduta congiunta delle due comissioni consiliari verso la metà di giugno.