Comitato No Tav deposita esposto in Procura
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Giampiero Carbone - g.carbone@ilnovese.info  
18 Maggio 2013
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Comitato No Tav deposita esposto in Procura

Depositato in Procura ad Alessandria l’esposto annunciato dal Comitato No Tav Terzo Valico di Arquata riferito all'assenza delle cisterne della Sigemi-Garrone dal progetto del Terzo Valico.

Depositato in Procura ad Alessandria l’esposto annunciato dal Comitato No Tav Terzo Valico di Arquata riferito all'assenza delle cisterne della Sigemi-Garrone dal progetto del Terzo Valico.

ARQUATA SCRIVIA – Depositato in Procura ad Alessandria l’esposto annunciato dal Comitato No Tav Terzo Valico di Arquata riferito all’assenza delle cisterne della Sigemi-Garrone dal progetto del Terzo Valico.

L’argomento era stato reso noto in una conferenza stampa a Novi: nei documenti relativi al campo base da 480 operai non viene citata la presenza della Sigemi, industria definita Rir, cioè a rischio di incidente rilevante.

“La Relazione tecnica generale – è scritto nell’esposto – descrive la zona come “agricola” ubicata “in adiacenza ai binari della linea ferroviaria esistente”, precisando anche che “i requisiti igienico sanitari e di sicurezza posti alla base della progettazione sono in linea con gli standard previsti nelle leggi nazionali e regionali del settore”, mentre lo Studio di Fattibilità Ambientale riporta la planimetria con la “localizzazione del cantiere”, rappresentando oltre al campo base quasi tutte le costruzioni a quella data esistenti, come l’Iciesse, l’Oda e i Magazzini Generali.

Non viene invece riprodotto alcun insediamento relativo alla Sigemi. Viceversa, il Piano Particellare – Campo Base Arquata Scrivia riporta chiaramente alcune delle cisterne dello stabilimento Sigemi, rappresentandole genericamente come dei cerchi, ma senza mai menzionarne la natura, il contenuto e la classificazione ad alto rischio”.

A sorprendere i 40 firmatari è soprattutto la totale assenza della Sigemi dalla documentazione fotografica ddello Studio di Fattibilità Ambientale. Una situazione che, secondo l’esposto, perdura anche nel progetto esecutivo. “Si presume – è scritto – che le autorità preposte alla disamina del progetto definitivo, alla sua approvazione (avvenuta nel 2006, ndr) e alle autorizzazioni conseguenti, non abbiano avuto a disposizione tutti gli elementi necessari per poter effettuare le proprie valutazioni, per esempio la necessità di subordinare l’approvazione della realizzazione di quello che è a tutti gli effetti un nuovo insediamento abitativo, a quanto previsto in materia di sicurezza relativamente a zone vicine a stabilimenti a rischio di incidente rilevante, al fine di tutelare sia i lavoratori che dovrebbero vivere nel campo base, sia la popolazione arquatese”.

I firmatari chiedono alla Procura di indagare per “stabilire l’eventuale sussistenza di reati ai danni della Pubblica Amministrazione nonché gli autori degli stessi”.

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