Tedeschi: ‘Amministrare non e’ questione di eta’, ma di approccio’
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Tedeschi: ‘Amministrare non e’ questione di eta’, ma di approccio’

«Sa qual è la vera linea di demarcazione, tra gli amministratori pubblici? Non l’età, ma l’approccio alle questioni: chi si è formato e ha operato nell’Italia di ieri, in cui potevi spendere senza porti il problema di dove trovare le risorse, fa fatica a capire la realtà di oggi, e più ancora quella che verrà», a parlare è Simone Tedeschi, assessore a Cultura, Turismo e Politiche Giovanili della giunta Robbiano

«Sa qual è la vera linea di demarcazione, tra gli amministratori pubblici? Non l?età, ma l?approccio alle questioni: chi si è formato e ha operato nell?Italia di ieri, in cui potevi spendere senza porti il problema di dove trovare le risorse, fa fatica a capire la realtà di oggi, e più ancora quella che verrà», a parlare è Simone Tedeschi, assessore a Cultura, Turismo e Politiche Giovanili della giunta Robbiano

NOVI LIGURE – «Sa qual è la vera linea di demarcazione, tra gli amministratori pubblici? Non l’età, ma l’approccio alle questioni: chi si è formato e ha operato nell’Italia di ieri, in cui potevi spendere senza porti il problema di dove trovare le risorse, fa fatica a capire la realtà di oggi, e più ancora quella che verrà». Simone Tedeschi, assessore a Cultura, Turismo e Politiche Giovanili della giunta Robbiano, è uno degli esponenti più noti del Pd novese, sostenitore del rinnovamento targato Matteo Renzi e (come molti altri, in questa fase) potenziale candidato alle primarie autunnali per individuare il candidato sindaco del centro sinistra. Lo incontriamo in una bella mattinata di sole, e proviamo a fargli tracciare un bilancio della sua esperienza amministrativa, ma anche a capire quali sono i suoi progetti politici.
 
— Assessore Tedeschi, il suo mandato come amministratore volge al termine: tentiamo un bilancio dell’esperienza?
«Più che un bilancio, ci sono considerazioni da cui partire. È evidente che, dal 2009 a oggi, abbiamo vissuto anni particolarissimi. Gli introiti dei comuni da voci come gli oneri di urbanizzazione sono crollati, così come i trasferimenti dallo Stato. E noi amministratori ci siamo trovati a dover lavorare, a Novi come altrove, in un contesto di risorse sempre più scarse, in qualche caso quasi azzerate. La vicina Alessandria non è un caso estremo: credo che la metà dei capoluoghi di provincia, a ben vedere, non sia messa gran che meglio. Dato il contesto, credo che la giunta Robbiano, a partire dal collega Marubbi al Bilancio, abbia fatto miracoli».
 
— C’è però chi dice che vi siete un po’ seduti: e che dagli assessori più giovani, in particolare, ci si aspettava una marcia in più…
«Parlo delle questioni di mia competenza, di cui ho una conoscenza di dettaglio. Sì, lo so: anche a me qualcuno a volte dice “Non ti sei inventato nulla di nuovo”. Ma la realtà in cui ci siamo mossi vogliamo considerarla? Fino al 2009, quando ci siamo insediati, il comune di Novi metteva a disposizione della Cultura risorse che si aggiravano intorno ai 250 mila euro l’anno. Dal 2010, fino ancora a oggi, siamo passati a circa 40-50 mila l’anno. Con un –80 per cento di risorse, essere riusciti non solo a conservare, ma anche ottimizzare e migliorare l’offerta esistente a me, lo dico senza falsa modestia, pare un grande risultato. Poi, certo, se improvvisamente arrivassero finanziamenti a pioggia, piacerebbe anche a me inventare qualcosa di eclatante, e di grande richiamo anche da fuori. Ma un amministratore pubblico, almeno oggi, deve fare i conti con le risorse che ha davvero in cassa: sapendo che non arriverà nessun altro a saldare il conto».
 
— Con risorse così “risicate”, siete riusciti comunque a produrre un’offerta culturale di buon livello?
«Lascio le valutazioni qualitative ad altri: non sta a me darmi i voti. Certamente però c’è stato l’impegno e il sacrificio di molti. Siamo riusciti non solo a tener aperto il teatro Giacometti, ma a raddoppiarne l’utilizzo: passando da 60-70 giorni l’anno, a 120-130. Puntando sulla fondamentale consulenza (gratuita) di Valerio Binasco, ma anche sulla collaborazione di altri professionisti come Carlo Orlando, Eva Cambiale, Andrea Lanza. Accanto alla stagione teatrale classica abbiamo sviluppato un significativo rapporto con professionisti, a partire dallo stesso Binasco, che utilizzano il nostro teatro per preparare gli spettacoli che poi portano in tournée in giro per l’Italia. Ma il Giacometti è anche molto “vissuto” dalle compagnie amatoriali del territorio, così come abbiamo sviluppato nell’ultimo anno un importante percorso per i bambini e i ragazzi: è a quell’età che si formano la sensibilità e gli interessi culturali: e quando penso che basterebbe che ogni novese andasse a teatro (pagando) una volta l’anno per consentirci di avere risorse importanti da investire, mi rendo conto che davvero è fondamentale partire dagli studenti, dai giovanissimi, per raccogliere i risultati nel tempo».
 
— Il Festival Marenco rimane un fiore all’occhiello della città?
«Direi di sì, anzi è diventato una vera e propria stagione concertistica, con al contempo un indispensabile riequilibrio sul fronte dei conti economici. Ma mi faccia citare anche la collezione della Trinità: un patrimonio artistico di grande livello, che in autunno finalmente tornerà a Novi, e che renderemo fruibile a tutti. Erano quadri in restauro da metà degli anni Ottanta: non aggiungo altro».
 
— E il recupero del teatro Marenco?
«Se tutto va come deve, e come comune riusciremo a reperire dall’avanzo di bilancio 2012 gli ultimi 400 mila euro necessari, daremo finalmente il via a un’operazione di restauro, nel cuore della città, dall’enorme valore culturale, ma anche economico: un cantiere di lavoro da più di quattro milioni di euro, di questi tempi, non è male».
 
— Tedeschi, lei è anche assessore alle Politiche Giovanili: tutti in fuga, questi ragazzi?
«Non necessariamente, anche se naturalmente ognuno segue il proprio percorso, le proprie inclinazioni di studio e mestiere. Credo che, su questo fronte, il Punto Giovani rappresenti oggi a Novi un importante punto di aggregazione, e motore di iniziative. Negli ultimi due anni e mezzo abbiamo sviluppato un programma di avviamento al lavoro, con decine di stage e tirocini in aziende della zona. E nel 2012 abbiamo finanziato, attraverso un apposito bando, l’avvio di nove start up, aziende promosso da persone con meno di 35 anni. Con un investimento di circa 35 mila euro complessivi: esperienza che quest’anno ci apprestiamo a replicare».
 
— Parliamo di politica,e di primarie autunnali del centrosinistra, per individuare il candidato sindaco: lei sarà in corsa?
«È presto per dirlo, saranno decisi i prossimi mesi. Però c’è un dato politico: l’esigenza di innovazione, di cambiamento vero che arriva dall’elettorato. Il nostro, al di là della crisi terribile, è un Paese ingessato da trent’anni, mica vogliamo far finta di non vederlo? Chiunque voglia darsi da fare, e sviluppare impresa in qualsiasi settore, trova solo lacci e ostacoli. O il Pd sa farsi davvero interprete di queste esigenze, a livello nazionale o locale, o lo faranno altri. Il Comune di Novi, al contrario di tanti altri, è un ente sano e con i bilanci in regola, grazie a un lavoro importante svolto in questi anni. Ma si dovrà fare un ulteriore salto di qualità, e trovare il modo per ridurre ulteriormente i costi strutturali dell’amministrazione, liberando nuove risorse da reinvestire nel futuro della città. Questo intendo per cambiamento vero, nella mentalità di chi amministra: spendo le risorse che ho, e che riesco a procurarmi, non altro. Nei prossimi mesi lavorerò, insieme ad altri naturalmente, per dare gamba a questo bisogno, a questa prospettiva. Il resto lo vedremo».
 
— Intanto, però, buona parte del vostro elettorato guarda con imbarazzo all’alleanza con Berlusconi…
«Siamo tutti a disagio, ma vogliamo parlare di tutti gli errori che abbiamo commesso negli ultimi mesi, e che ci hanno condotti sin qui? Io credo che si debba guardare avanti. E mi auguro che, soprattutto su scala locale, si abbandoni all’interno del Partito Democratico qualsiasi contrapposizione tra bersaniani e renziani, che peraltro gli eventi nazionali già rendono superata. Così come guardiamoci bene dal demonizzare i 5 Stelle: sono cresciuti perché hanno saputo dare voce a un disagio reale, e a tematiche sensibili. Ha ragione Renzi: sono avversari da sfidare sul terreno della politica, e certamente non nemici».
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