Chessa: “Aperti al confronto, ma serve una nuova frontiera”
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Chessa: “Aperti al confronto, ma serve una nuova frontiera”

Il senatore di Novi Siamo in un'intervista a tutto campo, dal panorama nazionale alla politica novese: 'In citta' centrosinistra rissoso e centrodestra inconsistente. Il voto dei moderati e' in libera uscita, alla ricerca di una nuova rappresentanza'

Il senatore di Novi Siamo in un'intervista a tutto campo, dal panorama nazionale alla politica novese: 'In citta' centrosinistra rissoso e centrodestra inconsistente. Il voto dei moderati e' in libera uscita, alla ricerca di una nuova rappresentanza'

NOVI LIGURE – Nelle scorse settimane ha incontrato la delegazione del Pd novese e non lesina apprezzamenti per la segretaria cittadina Cecilia Bergaglio, «una giovane capace, che capisce di politica, e oggi mica è scontato». Al contempo tiene aperta la porta del dialogo con le diverse componenti del centrodestra, «a condizione che non si pongano pregiudiziali e non ci vengano sottoposti ordini del giorno e programmi già preconfezionati».
A 73 anni il senatore Gianfranco Chessa osserva lo scenario novese e nazionale con un po’ di scetticismo, come chi di battaglie ne ha combattute tante, in un’epoca in cui certamente la politica aveva una centralità e una capacità di incidere e decidere superiore a quella attuale. Attenzione: chi bolla la sua associazione, Novi Siamo, come Novi Eravamo, per sottolineare l’età media certamente non verde di alcuni suoi promotori (oltre allo stesso Chessa ci sono Piero Vernetti, Alberto Masoero e altri), non sottovaluti la capacità di analisi, di mediazione e trattativa di questi vecchi ragazzi di scuola democristiana o liberale, ma abituati da sempre a remare controcorrente, qui nella piccola (ex?) Stalingrado del basso Piemonte.

— Senatore Chessa, che scenario vede all’orizzonte?
«Complicato e incerto. Sono stranamente d’accordo con Cecilia Bergaglio, segretaria del Pd novese, che di recente ha sottolineato come il segreto del Pci fosse “offrire a persone di diversa estrazione un luogo dove discutere insieme di politica”, in uno sforzo collettivo per migliorare la vita. Parla poi di disfatta, dei partiti del centrosinistra e di tutti gli altri, proprio perché per strada si è perso quel segreto, quella dimensione valoriale. Sono parole davvero pesanti e sagge».

— Che fa senatore, prove di alleanza a sinistra? O lancia una polpetta avvelenata?
«No, nessuna polpetta, per carità. Constato che il Pd oggi attraversa, a livello nazionale come novese, una crisi che assomiglia molto agli ultimi anni della Dc. La fase delle correnti senza ormai più un filo conduttore comune, in un tutti contro tutti che poi finì nel modo risaputo. Oggi il corpaccione del Pd mi pare indifeso allo stesso modo, esposto all’affondo della lama del primo grillino, ciarlatano o arringapopolo».

— A Novi, però, il centrosinistra governa tutto sommato senza scosse…

«Lei crede? Ma guardi che, viste da vicino, le sedute del consiglio comunale cittadino sembrano sempre più rissose assemblee di condominio senza capo ne coda, baruffe prive persino di goldoniana ispirazione. La responsabilità è senz’altro del sindaco Robbiano, protagonista di un decennio amministrativo senza il minimo coraggio, ma anche della sua giunta di giovani promesse non mantenute e di tutto il Pd, che ha perso nel tempo la capacità di “leggere” la città»

— Senatore, non sarà ingenerosa questa sua analisi? In fondo è tutto il Paese a essere malmesso…
«Concordo, basti vedere che alla recente tornata amministrativa la metà degli italiani è rimasta a casa e si capisce la gravita della situazione. Però qui da noi il Pd sembra oggi in particolare sofferenza. Anche se in realtà è il voto dei moderati, su entrambi gli schieramenti, a essere in libera uscita, alla ricerca di una nuova rappresentanza…»

—Vi apprestate a sperimentare la vecchia teoria dei due forni? Dialogo a destra come a sinistra, e poi si vede?
«È presto per dirlo: con un centrosinistra rinnovato, nei temi e nelle persone, si potrebbe provare a dialogare, ma se il candidato dovesse essere, come si dice in giro, Rocchino Muliere, rimarremmo pienamente nel solco della vecchia tradizione post comunista e non mi pare davvero che ci potrebbero essere le condizioni. D’altra parte, a destra vedo grande confusione. Noi siamo aperti al confronto, ma a patto che ci siano le condizioni per un confronto vero».

— Lei di recente ha ipotizzato che Novi Siamo alle comunali del 2014 potrebbe correre da sola, candidando il 45enne Fabrizio Scarsi: è un’ipotesi concreta o solo pretattica?
«Fabrizio Scarsi è una persona di valore, ma naturalmente dovrebbe essere Scarsi stesso a dimostrarsi disponibile. Inoltre Novi Siamo è un’associazione politica e culturale, non decido da solo. Io mi limito a dire che Fabrizio Scarsi potrebbe essere un candidato sindaco di ottimo livello».

— Senatore Chessa, oggi lei è iscritto al Pdl, a Scelta Civica o a qualche altro partito?

«No, al momento sono iscritto solo a Novi Siamo, pur con una forte vicinanza a Scelta Civica. Però soprattutto mi domando: qual è il nuovo perimetro del centrodestra? E del centrosinistra? Ha ancora senso rincorrere queste etichette o serve un nuovo spirito di frontiera, per dare una svolta in positivo al nostro territorio e al Paese?»

L’intervista completa è sul Novese in edicola fino a mercoledì 12 giugno

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