Moncalvo, un’altra condanna per diffamazione
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Giampiero Carbone - g.carbone@ilnovese.info  
3 Luglio 2013
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Moncalvo, un’altra condanna per diffamazione

L'ex direttore della Padania, tirato in causa dal presidente del Consiglio comunale, Maria Teresa Porta, e' stato condannato a pagare una multa di 2 mila euro, oltre che al pagamento delle spese processuali

L'ex direttore della Padania, tirato in causa dal presidente del Consiglio comunale, Maria Teresa Porta, e' stato condannato a pagare una multa di 2 mila euro, oltre che al pagamento delle spese processuali

NOVI LIGURE – A poche settimane dalla multa per diffamazione nei confronti del sindaco di Novi Ligure Lorenzo Robbiano, nuova condanna per lo stesso reato per il giornalista Gigi Moncalvo.
Nell’udienza di ieri nel tribunale novese l’ex direttore della Padania è stato condannato alla sanzione di 2 mila euro con provvisionale di 4 mila e pagamento delle spese processuali, risarcimento da stabilire in sede civile e pubblicazione della sentenza su un giornale locale.

Parte civile era Maria Rosa Porta, presidente del Consiglio comunale
, assemblea di cui fa parte Moncalvo, eletto nel 2009 come candidato sindaco del centrodestra ma quasi sempre assente alle sedute.
La Porta, anch’ella candidata alla poltrona di primo cittadino 4 anni fa, si era sentita diffamata da quanto scritto dall’ex dirigente Rai sul sito internet La Novi che vorrei sul suo conto, sempre durante la campagna elettorale del 2009. Il sito era stato aperto da Moncalvo in vista delle elezioni.

Il pm Gianluca Ragalzi aveva chiesto una condanna al pagamento di 2800 euro. Dall’avvocato Piero Monti di Alessandria, difensore di Maria Rosa Porta, una richiesta di risarcimento di 30 mila euro e una provvisionale di 15 mila euro, oltre alla pubblicazione della sentenza sui giornali locali. Gigi Moncalvo era difeso dall’avvocato Enzo Ferrarese di Novi.

Per la denuncia di Robbiano Moncalvo dovrà pagare 1200 euro oltre alle spese processuali. Altre multe sono arrivate per i processi intentati, sempre per diffamazione, dal direttore della banda della Polizia di Stato Maurizio Billi nonché dal Consigliere del Pd Andrea Vignoli, dalla società Acos e dagli amministratori di quest’ultima Mauro D’Ascenzi e Camillo Acri.
 

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