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Alla fine la partitocrazia vince sempre! Può esserci la crisi, possono scarseggiare i soldi pubblici, possono anche esserci italiani incazzati pronti a darti una badilata in mezzo ala faccia, ma trovano sempre il modo per passare indenni a tutti i tentativi di tagliare o limare cadreghe e sprechi

Alla fine la partitocrazia vince sempre! Può esserci la crisi, possono scarseggiare i soldi pubblici, possono anche esserci italiani incazzati pronti a darti una badilata in mezzo ala faccia, ma trovano sempre il modo per passare indenni a tutti i tentativi di tagliare o limare cadreghe e sprechi

LA PECORA NERA – Alla fine la partitocrazia vince sempre!
Può esserci la crisi, possono scarseggiare i soldi pubblici, possono anche esserci italiani incazzati pronti a darti una badilata in mezzo ala faccia, ma trovano sempre il modo per passare indenni a tutti i tentativi di tagliare o limare cadreghe e sprechi.
L’ennesimo schiaffo è arrivato dalla Corte Costituzionale, che sicuramente avrà ragione nel merito giuridico, ma a noi poveri mortali sembra più una beffa: bocciatura sia della riforma delle Province contenuta nel decreto salva Italia, sia del successivo più morbido tentativo di riordino con l’accorpamento di alcuni enti!
La Consulta, da quanto di apprende sui quotidiani, ha ritenuto illegittimo il ricorso al decreto legge per interventi di tale portata, visto che quello strumento dovrebbe essere limitato ai casi di straordinaria necessità e urgenza.
Ora io non sono un giurista, ma dato che lo Stato è senza soldi e nel guano fino al collo, quale motivo più pressante, necessario e urgente di questo può esserci?
In attesa di saperlo torna tutto come prima e molti politici tirano un enorme sospiro di sollievo.
Del resto come non capirli? Senza carica istituzionale e senza elezioni nelle vicinanze avrebbero dovuto andare a lavorare, veramente un casino!
Ma tranquilli che ora ci pensa Letta: oggi è stato discusso in Consiglio dei Ministri una road map che consentirà la definitiva cancellazione delle Province (già prevista al tempo della creazione delle Regioni, ma mai attuata), ci riuscirà?
Le Province promettono battaglia, mettendo sul tavolo la carta della riduzione dei costi di tutta la politica, non solo di un pezzetto e il presidente dell’Unione delle Province ha detto di ritenere inaccettabile che il governo presenti un ddl costituzionale soltanto su questo ed alza la posta: “E il dimezzamento dei parlamentari quando si farà?”.
Insomma siamo alla solita italica domanda: perché prima io e non lui?
Quindi il percorso di Letta appare in salita ancor prima di cominciare, se poi ci aggiungiamo che vorrebbe pure sfoltire gli enti di mezzo, la battaglia si prospetta una vera e propria Caporetto.
Mi resta una sola semplice domanda: visto che lo Stato è senza soldi, le Province cosa possono fare se non rubare altre risorse a scapito di Regioni e Comuni?
Viene mantenuto tutto un carrozzone pubblico di uffici, assessorati e via dicendo che oggi, per colpa del desolante vuoto delle casse statati, è di fatto costretto all’inoperosità.
Ha senso? Non solo! Esistono competenze che si triplicano, come ad esempio il turismo.
Della promozione territoriale si occupano i Comuni, la Provincia e la Regione, spesso senza coordinarsi, col risultato che le manifestazioni si accavallano.
Non avrebbe più senso ridistribuire i soldi pubblici che inghiottono le Province nei Comuni, magari favorendo l’accorpamento di quelli più piccoli e producendo di fatto più risultati rispetto all’attuale situazione?
E’ pur vero che il dimezzamento dei parlamentari non è stato fatto e che i rimborsi elettorali sono ancora intonsi, così come il finanziamento pubblico ai giornali, ma da qualche parte dovremo pur iniziare.
Perché cari politici provinciali, ricordatevi che noi cittadini iniziamo ad essere stufi di vedere il 40% del nostro stipendio  finire in tasse, se poi vengono buttati via così.

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