Telelavoro, il Comune tira le somme
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Marzia Persi - m.persi@ilnovese.info  
29 Luglio 2013
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Telelavoro, il Comune tira le somme

A coronamento del percorso attivato dall'amministrazione e sperimentato su un gruppo di dipendenti donne, a Palazzo Pallavicini si e' tenuto un tavolo di lavoro. La situazione emersa non e' rosea, come sottolineato da Enrica Bosio, presidente della Consulta Pari Opportunita': 'Necessario cambiare la cultura'

A coronamento del percorso attivato dall'amministrazione e sperimentato su un gruppo di dipendenti donne, a Palazzo Pallavicini si e' tenuto un tavolo di lavoro. La situazione emersa non e' rosea, come sottolineato da Enrica Bosio, presidente della Consulta Pari Opportunita': 'Necessario cambiare la cultura'

NOVI LIGURE – Il Comune di Novi grazie al finanziamento concesso dalla Regione sul bando “Pari opportunità” ha definito e attivato un percorso di conciliazione (telelavoro) che ha sperimentato per un gruppo di donne dipendenti. A conclusione del progetto e per meglio rispondere all’impegno verso la conciliazione e, più in generale, verso l’uguaglianza e la parità nella vita e nel lavoro, il Comune ha scelto di condividere i risultati del progetto attraverso un tavolo di lavoro che si è tenuto, la scorsa settimana, a Palazzo Pallavicini al quale hanno preso parte funzionari regionali e imprenditrici.

Dal tavolo è emerso che il lavoro da affrontare è ancora molto lungo e non facile perché “è necessario cambiare la cultura – ha sottolineato Enrica Bosio, presidente della Consulta Pari Opportunità – purtroppo, la conciliazione per gli uomini è questione solo femminile. Per esempio nel commercio non ci sono tutele se la donna deve rimanere a casa per accudire un parente malato o perché in gravidanza; se non si può permettere un aiuto deve chiudere il proprio negozio. La conciliazione in una situazione del genere diventa problematica. Credo si debba riflettere sul lavoro autonomo”.

Dagli interventi è emerso che è molta la solitudine femminile. “Spesso – ha spiegato Alessandra Brogliatto, vicepresidente del Comitato per l’imprenditoria femminile della Camera di commercio di Torino – l’unica risorsa è la famiglia di origine. Si devono e si possono costruire comunque reti efficaci con progetti che coinvolgano uomini e donne. A Torino si è dato vita per esempio al Fil (famiglia impresa lavoro), progetto cooperativo, che ha coinvolto trenta imprese su quattro Regioni. Da questo progetto è emerso che c’è un paniere di esigenze e che le modalità di intervento sono essenzialmente due: una ‘politica’ più costosa e una di emergenza per le imprese. Si è dato vita anche alle Botteghe di Servizio: le botteghe sono luoghi dove accedere per fare presenti le diverse esigenze, è un modo nuovo di scambiarsi servizi, inoltre porta anche occupazione”. L’assessore Felicia Broda e la dirigente Roberta Nobile hanno illustrato anche tanti altri piccoli passi che l’amministrazione comunale ha fatto per le donne che lavorano all’interno del Comune.

 

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