Una vela senza limiti
La squadra italiana ai mondiali di vela per diversamente abili. Nella foto, il pasturanese Fabrizio Solazzo, in piedi, e' il terzo da sinistra. L'uomo, dipendente della Kme, convive da tutta la vita con una disabilita' che lo priva del braccio destro
La squadra italiana ai mondiali di vela per diversamente abili. Nella foto, il pasturanese Fabrizio Solazzo, in piedi, e' il terzo da sinistra. L'uomo, dipendente della Kme, convive da tutta la vita con una disabilita' che lo priva del braccio destro
PASTURANA – Partecipare per la prima volta nella propria vita a un campionato mondiale, dopo nemmeno un anno di allenamento, e arrivare tredicesimo. D’accordo, il podio forse è ancora lontano, ma Fabrizio Solazzo e la sua squadra ormai hanno intravisto la vittoria e difficilmente se la lasceranno scappare. Pasturanese, 43 anni, dipendente della Kme di Serravalle Scrivia, Solazzo convive da tutta la vita con una grave disabilità che l’ha privato del braccio destro.
Questa estate ha partecipato in Irlanda ai mondiali di vela per diversamente abili. Sulla loro Ita 720, un’imbarcazione di classe Sonar di sette metri e quasi una tonnellata di stazza, Solazzo con Cristiano D’Agaro e Gian Bachisio Pira hanno battuto tutti i team esordienti, e sono arrivati a giocarsela con equipaggi di ben maggiore esperienza.
“La partecipazione ai mondiali di Kinsale è nata quasi per caso – spiega Fabrizio Solazzo – Facevo il diportista, vacanze con la barca a vela. Ho fatto qualche regata, ma per gioco. Poi nell’autunno scorso sono stato contattato dalla Federazione Italiana Vela, ho fatto un po’ di test insieme a D’Agaro e Pira: sono andati bene e così siamo partiti per la nostra avventura”. A cementare il gruppo ci ha pensato il commissario tecnico Giuseppe Devoti. Ora l’obiettivo è il mondiale del prossimo anno in Canada, e poi le Paralimpiadi del 2016 a Rio de Janeiro.
Un mondo, quello degli sport paralimpici, che apre una finestra importante sul dramma di tanti giovani. “Io sono nato così, e sono l’unico dell’equipaggio che non è “incidentato” – spiega Solazzo – Entrambi i miei colleghi d’equipaggio sono reduci da incidenti in moto. D’Agaro è finito sulla carrozzina a causa di una grave lesione spinale. Pira è finito contro un guardrail e ha subìto l’amputazione di tutte e due le gambe, sotto il ginocchio”.
“Tra gli atleti paralimpici, la maggior parte è stata vittima di incidenti in motocicletta, una cosa che dovrebbe far pensare”, dice ancora il pasturanese, che conclude: “Nel dolore, però, c’è la consapevolezza di poter superare ogni difficoltà, di poter andare oltre i limiti imposti dal nostro corpo”.