Caos Ilva, a far paura è l’effetto domino
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Elio Defrani - e.defrani@ilnovese.info  
14 Settembre 2013
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Caos Ilva, a far paura è l’effetto domino

Lo stabilimento di Novi Ligure non sembrerebbe toccato dalla nuova battaglia tra la "famiglia dell'acciaio" e la magistratura tarantina. Ma la chiusura di sette siti produttivi alla lunga potrebbe avere ripercussioni su tutta la galassia Riva.

Lo stabilimento di Novi Ligure non sembrerebbe toccato dalla nuova battaglia tra la "famiglia dell'acciaio" e la magistratura tarantina. Ma la chiusura di sette siti produttivi alla lunga potrebbe avere ripercussioni su tutta la galassia Riva.

NOVI LIGURE – Ha scatenato il caos l’annuncio del Gruppo Riva di voler mettere “in libertà” circa 1.500 dipendenti di tredici società riconducibili alla famiglia regina dell’acciaio italiano, e di fermare la produzione in sette stabilimenti. La decisione è stata presa dopo il sequestro ordinato dai giudici e legato all’inchiesta sull’Ilva per disastro ambientale. Una “scelta inaccettabile”, secondo i sindacati.

La Fim-Cisl ha “diffidato l’azienda ad avviare la messa libertà dei lavoratori”. Ma ce n’è anche per la procura di Taranto, invitata in tempi rapidi “a scorporare dal provvedimento di confisca tutto ciò che impedisce la normale prosecuzione dell’attività produttiva e lavorativa”. “Non accetteremo questa ennesima beffa ai danni dei lavoratori che non hanno nessuna responsabilità”, conclude il sindacato dei metalmeccanici della Cisl.

Secondo i Riva, invece, la decisione di chiusura degli stabilimenti “si è resa purtroppo necessaria poiché il provvedimento di sequestro, in base al quale vengono sottratti a Riva Acciaio i cespiti aziendali, tra cui gli stabilimenti produttivi, e vengono sequestrati i saldi attivi di conto corrente e si attua di conseguenza il blocco delle attività bancarie, impedendo il normale ciclo di pagamenti aziendali, fa sì che non esistano più le condizioni operative ed economiche per la prosecuzione della normale attività”.

E lo stabilimento di Novi Ligure? Per ora non sembrerebbe toccato dalla nuova battaglia tra la famiglia Riva e la magistratura tarantina, anche se di sicuro l’innalzamento del livello dello scontro non fa bene alla serenità dei lavoratori, che temono l’effetto domino. Il recente provvedimento di sequestro riguarda la società Riva Forni Elettrici, che controlla le società Riva Acciaio, Riva Energia e Muzzana Trasporti. Da queste tre società dipendono i sette stabilimenti per i quali il gruppo ha deciso lo stop: Verona, Caronno Pertusella (Varese), Lesegno (Cuneo), Malegno, Sellero, Cerveno (Brescia) e Annone Brianza (Lecco). I tre grandi stabilimenti Ilva (Taranto, Genova e Novi Ligure) dipendono invece dalla società Riva Fire, che non è stata toccata dal sequestro in quanto – come si ricorderà – è stata commissariata dal governo. È stata invece posta sotto sequestro la Ilva Servizi Marittimi, una società che impiega circa 200 dipendenti e 13 navi, e che trasporta i coils da Taranto a Genova (che poi arrivano a Novi via treno). Tuttavia, la Servizi Marittimi continua a operare in quanto le navi servono a Riva Fire, cioè alla società sotto la sorveglianza di Palazzo Chigi.

In ogni caso a Novi non si dormono sonni tranquilli. “Valuteremo che azioni intraprendere dopo la riunione della segreteria nazionale Fiom”, spiega Massimiliano Repetto, sindacalista Cgil allo stabilimento di strada Boscomarengo.

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