Processo Simaf, Repetti rilancia
L'imprenditore novese, accusato a vario titolo insieme all'architetto Agostino Dellacasa, a Paolo Ravera e Maria Rosa Serra, dirigenti del Comune, di falsità ideologica e abuso edilizio per la costruzione del palazzo di 7 piani di via Pietro Isola da parte della società Simaf, è stato ascoltato nell'udienza di ieri ad Alessandria
L'imprenditore novese, accusato a vario titolo insieme all'architetto Agostino Dellacasa, a Paolo Ravera e Maria Rosa Serra, dirigenti del Comune, di falsità ideologica e abuso edilizio per la costruzione del palazzo di 7 piani di via Pietro Isola da parte della società Simaf, è stato ascoltato nell'udienza di ieri ad Alessandria
NOVI LIGURE – Nel processo Simaf si ritiene una vittima e dice di essere anche stato ricattato. L’imprenditore Giovanni Repetti di Novi, accusato a vario titolo insieme all’architetto Agostino Dellacasa, a Paolo Ravera e Maria Rosa Serra, dirigenti del Comune, di falsità ideologica e abuso edilizio per la costruzione del palazzo di 7 piani di via Pietro Isola da parte della società Simaf, è stato ascoltato nell’udienza di ieri ad Alessandria.
Secondo l’accusa, nella realizzazione dell’immobile non sono stati rispettati i volumi dell’ex Consorzio Agrario, poi abbattuto. Nella precedente udienza il geometra Franco Balostro, incaricato dalla Simaf (di cui erano soci Repetti e Dellacasa) di stimare le volumetrie del vecchio edificio, non verificate dal Comune, secondo l’accusa, si era avvalso della facoltà di non rispondere. Presso il professionista, durante le indagini partite da un esposto anonimo, era stato trovato un foglio sul quale aveva indicato la cubatura. Repetti invece ha parlato: “Il Comune mi ha costretto ad aspettare 18 anni prima di poter costruire in quell’area. Dal 1990 saranno stati presentati dieci progetti, tutti respinti. Poi siamo arrivati all’accordo. A Balostro ho chiesto io di stimare all’incirca la cubatura del vecchio edificio: lui ha calcolato 13.500 metri cubi”.
“Perchè – ha chiesto il pm – nella convenzione con il Comune sono invece stati citati solo 12.500 metri cubi quando, oltretutto, ne erano disponibili 18 mila in base alla variante? Ha forse voluto regalare dei metri cubi al Comune?”. “Il Consiglio comunale – ha risposto Repetti – aveva già approvato in prima lettura la variante parziale che prevedeva i 18 mila metri cubi. Con Dellacasa abbiamo poi concordato per realizzare i 12.500 ma io non ho mai visto la convenzione, mi teneva al corrente lui”.
Repetti ha sostenuto di aver realizzato 34 locali per uffici, 2 appartamenti, box auto e un’area commerciale di 1200 metri quadri: “Ho venduto solo 16 spazi per uffici, ci sono anche due negozi vuoti. Ci ho rimesso 2 milioni di euro. Solo per le fondazioni, costruire prevedendo un palazzo da 20 piani, ho speso 350 mila euro. Ho subito anche un ricatto: in un incontro con gli amministratori della società Praga mi è stato detto che se non avessi venduto a loro l’area avrei dovuto aspettare altri 18 anni prima di poter costruire, ma io ho deciso di andare avanti lo stesso. Questo è avvenuto quando avevo già il permesso in mano. Ero malvisto per cui secondo alcuni avrei dovuto cedere dopo aver subito tanti ostacoli. Al sindaco Lorenzo Robbiano l’ho detto chiaramente: io di te non mi fido”.
Ascoltati anche due periti della difesa che hanno contestato la tesi dell’accusa sulle cubature. Ravera ha annunciato di non volersi sottoporre all’esame del pm e delle difese (avvocati Luca Gastini, Mario Boccassi, Giuseppe Cormaio, Alessandro Reale, Vittorio Barosio). L’11 febbraio e il 4 marzo due udienze dedicate alla discussione.