Nuova udienza nel processo per la morte di Marco Carrea
Continua il procedimento a carico di Tiziana Punta, accusata di omicidio colposo per la morte del motociclista, risalente al 2010. A confronto i consulenti di accusa e difesa, concordi nel sostenere che i rilievi dei carabinieri sul luogo dell'incidente si sono rilevati sbagliati
Continua il procedimento a carico di Tiziana Punta, accusata di omicidio colposo per la morte del motociclista, risalente al 2010. A confronto i consulenti di accusa e difesa, concordi nel sostenere che i rilievi dei carabinieri sul luogo dell'incidente si sono rilevati sbagliati
ALESSANDRIA – Nuovo udienza, martedì 8 ottobre, ad Alessandria del processo a carico di Tiziana Punta, 46 anni, di Gavi, accusata di omicidio colposo per la morte di Marco Carrea, di Alice di Gavi, scomparso a 29 anni il 28 marzo 2010. Quel giorno, con la sua moto Ducati, lungo la strada provinciale Gavi-Bosio, si è scontrato con la jeep Cherokee guidata dalla donna, intenta a entrare nella strada privata della sua abitazione.
A confronto i consulenti di accusa e difesa, gli ingegneri Carrà e Bergantin, entrambi concordi nel sostenere che i rilievi dei carabinieri sul luogo dell’incidente si sono rilevati sbagliati sia rispetto alle dimensioni dell’auto sia sul punto dell’incidente. “Senza le foto scattate da una guardia provinciale arrivata subito l’incidente – ha detto Carrà (consulente del pm) – non avrei potuto effettuare la relazione”. Secondo Carrà, la moto di Carrea viaggiava tra 135 e 164 km orari ma la colpa dell’accaduto è da addebitare soprattutto alla manovra della Punta, che avrebbe svoltato a soli 150 metri dalla moto in arrivo, troppo tardi per valutare la velocità della Ducati.
Diversa la valutazione di Bergantin, incaricato dalla difesa (avvocato Lorenzo Repetti): “La moto di Carrea viaggiava tra 190 e 200 km orari e l’auto è stata spostata di 4-5 metri a causa del tremendo impatto pur pesando molto di più della moto. Oltretutto, il casco della vittima probabilmente non era ben allacciato poiché non ha avuto alcun contatto con l’auto e non è risultato sporco di sangue. La distanza tra l’auto e la moto era notevole e, con la possibile presenza di altre macchine sulla strada, potrebbe non aver visto la Ducati in arrivo”. Parte civile nel processo le sorelle e la madre di Marco Carrea.