Sanità, in Piemonte tempi d’attesa troppo lunghi
Uno studio effettuato dal gruppo regionale del Partito Democratico metteva in rilievo una lunga serie di criticità legate ai tempi di attesa per gli esami diagnostici. L'Asl: "Tempi lunghi solo per gli esami non urgenti"
Uno studio effettuato dal gruppo regionale del Partito Democratico metteva in rilievo una lunga serie di criticità legate ai tempi di attesa per gli esami diagnostici. L'Asl: "Tempi lunghi solo per gli esami non urgenti"
NOVI LIGURE – Tempi lunghi nella sanità piemontese. Negli stessi giorni in cui l’Agenas, l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari, ha premiato la nostra regione come una tra quelle con le migliori strutture, suscitando la soddisfazione dell’assessore Ugo Cavallera (“Un risultato lusinghiero per il Piemonte, che dimostra che la nostra sanità è di buon livello con punte di eccellenza”), uno studio effettuato dal gruppo regionale del Partito Democratico metteva in rilievo una lunga serie di criticità legate ai tempi di attesa per gli esami diagnostici.
L’analisi del Pd ha riguardato tutti gli ospedali pubblici piemontesi. Qui nei dintorni, ad esempio, si attendono 454 giorni per una mammografia a Tortona (nel 2011 erano 267) e 310 per iniziare un trattamento riabilitativo, 165 per un ecografia. A Novi Ligure per un esame di pneumologia si attendono 112 giorni, mentre per una visita maxillo facciale si arriva a 102 giorni. Inoltre ci sono 16 strutture ospedaliere (tra i quali Alessandria e Tortona) in cui l’ecografia della mammella attende più di tre mesi.
L’Asl: “Tempi lunghi solo
per gli esami non urgenti”
Numeri che però l’Asl invita a prendere con le molle. “Il dato riportato, pari ai 454 giorni di attesa presso l’ospedale Ss. Antonio e Margherita di Tortona, si riferisce, nell’85 per cento dei casi, alle prenotazioni dei controlli programmati e non urgenti (il cosiddetto follow up) che vengono effettuati a distanza di circa un anno dal precedente”, spiegano dall’azienda sanitaria.
Inoltre, dice ancora l’Asl, “a fronte di una richiesta del medico curante che riporti l’indicazione di particolare urgenza (contrassegnata dalla lettera U sull’impegnativa rossa) l’esame viene prenotato ed effettuato entro tre giorni; quando l’indicazione è di media urgenza (lettera B) l’esame viene effettuato entro 10 giorni”.
Muliere: “I pazienti esasperati
si rivolgono alle strutture private”
Il problema delle liste d’attesa, comunque, esiste. Lo ammette anche l’assessore regionale Cavallera: “Il fenomeno delle liste d’attesa per le visite e gli esami è purtroppo fisiologico in tutti i sistemi sanitari moderni”. E aggiunge: “Sul territorio regionale vi è un ampia offerta di strutture pubbliche e private accreditate in grado di garantire a tutti i pazienti la possibilità di curarsi in modo adeguato”.
Ed è ancora l’Asl a ricordare – sempre rimanendo nell’esempio della mammografia – che la prima visita (anche se non urgente) può essere effettuata entro 7 giorni, sia presso i centri pubblici a Novi, sia presso i privati accreditati a Tortona e a Alessandria, a carico del Servizio Sanitario.
Secondo il consigliere regionale Rocchino Muliere, però, quello dei tempi di attesa è un problema che è legato a doppio filo con quello della sanità privati. “Siamo consapevoli delle difficoltà della Regione, ma su questo tema l’assessorato non fa nulla, quasi il problema non ci fosse. Attese di sei mesi, un anno, non possono essere considerate un servizio accettabile: questo oggettivamente porta i pazienti a rivolgersi al privato”.
“Intervenire sui medici di base
per limitare le visite inutili”
Secondo il consigliere regionale del Pd, è necessario intervenire sulla appropriatezza delle richieste dei medici, in modo da ridurre gli esami di laboratorio e radiologici solo a quelli effettivamente necessari. In Italia si eseguono ogni anno 61,5 milioni di esami radiologici, più di un esame a cittadino; si praticano inoltre un miliardo di esami di laboratorio. Per Muliere, occorre anche inserire nel Cup – il centro di prenotazione – le strutture private accreditate, “chiedendo loro di fornire non esami di laboratorio, cui la sanità pubblica è in grado di provvedere, ma le prestazioni specialistiche in cui il sistema sanitario pubblico è più debole”.
E ancora: per le patologie più gravi e per le attese maggiori è necessario, secondo Muliere, che gli ospedali incrementino la propria attività e che i medici ospedalieri possano prescrivere direttamente gli esami, senza passare dal medico di famiglia.
Nel dossier “La salute può attendere”, elaborato dai democratici, è indicata anche una delle possibili fonti del problema “liste d’attesa”: il blocco del turn over del personale, con medici e infermieri che vanno in pensione e che non vengono sostituiti.