Minacce a Felicia Broda: “Se non ci dai una casa finisci molto male”
Lassessore alle politiche sociali novese è stata minacciata da due rifugiati libici, ospiti da molti mesi in città, presso la comunità "Il Giglio" in via Oneto
L?assessore alle politiche sociali novese è stata minacciata da due rifugiati libici, ospiti da molti mesi in città, presso la comunità "Il Giglio" in via Oneto
NOVI LIGURE – Pesanti minacce sono state proferite all’indirizzo dell’assessore alle politiche sociali Felicia Broda da due “rifugiati politici”, ospiti da molti mesi in città. I due si sono rivolti all’assessore, nel suo ufficio comunale, dicendo: “Non sappiamo dove andare e dove dormire. Se non ci dai una casa finisci molto male”. Facendosi scudo del proprio status, pretendevano di avere immediatamente una casa popolare. La notizia ha suscitato apprensioni, non solo da parte dell’interessata che denunciato l’accaduto ai carabinieri e alla polizia municipale.
Responsabili delle minacce sono due dei circa 20 rifugiati politici africani, fuggiti dalla Libia dopo la caduta di Gheddafi. Erano stati alloggiati fino al 28 febbraio dalla cooperativa “Il Giglio” in via Oneto, grazie a un permesso umanitario europeo. Scadute le sovvenzioni la maggior parte dei rifugiati aveva chiesto e ottenuto il trasferimento verso il Nord Europa e la Sicilia, dove ci sarebbero state maggiori possibilità di lavoro. Non tutti però hanno accettato questa soluzione. Qualcuno si è fermato a Novi e vive di espedienti, dorme prevalentemente alla stazione ferroviaria. Alla stazione, controllata dalla Polfer, si recano però di notte, dopo l’una, quando terminano i servizi degli agenti.
Entrambi i rifugiati (che oggi beneficiano più di questo status) vivono di espedienti e sono stati già identificati dalle forze dell’ordine. “L’assessore Broda è stata pesantemente minacciata da due rifugiati, per molto tempo ospiti a Novi – conferma il sindaco Lorenzo Robbiano – Purtroppo quando si rivestono cariche pubbliche le minacce sono piuttosto frequenti. Io stesso le ho subite più volte. Questi soggetti erano entrati nei giorni scorsi prima nel mio ufficio, pretendendo un alloggio. Ho risposto loro di non avere la bacchetta magica e ci sono leggi da rispettare. Non sono stato minacciato, ma lo hanno fatto nei confronti del mio assessore. Trovandosi di fronte a una donna, probabilmente è scattato in loro un meccanismo distorto”.
“Prendo però atto di questi pericolosi risultati – spiega ancora il primo cittadino – Il provvedimento impostoci dalla Regione ci investì dell’incombenza dell’ospitalità solo attraverso un fax, senza troppe spiegazioni. Abbiamo collaborato, inserendo i ‘libici’ in una struttura idonea e ci sono rimasti per quanto è stato possibile. So che l’assessore ha sporto denuncia e ora se ne occuperanno gli enti preposti”.
“Non voglio entrare nel merito dell’episodio e del contenuto delle minacce – aggiunge Felicia Broda – per non creare allarmismi. Subito sono rimasta molto scossa, ma cercheremo di risolvere il problema con la Prefettura, la prossima settimana. Avevo proposto ai due rifugiati, gli ultimi rimasti, il centro di accoglienza o il trasferimento. Ma non hanno accettato”.