PENSATE DI STILE – Il cappotto
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PENSATE DI STILE – Il cappotto

Uno grande classico del guardaroba femminile torna in vetta, un esempio di solida eleganza, un capo "rubato all'uomo" sempre pronto a rivivere e a ricomparire

Uno grande classico del guardaroba femminile torna in vetta, un esempio di solida eleganza, un capo "rubato all'uomo" sempre pronto a rivivere e a ricomparire

NOVI LIGURE – Il cappotto torna in vetta alla classifica del guardaroba femminile: essendo la moda uno specchio dei tempi, in periodi di crisi è facile trovare un porto sicuro nell’eleganza solida e rassicurante dei grandi classici. Ecco spiegato il revival di pezzi cult come le giacche Armani, le borse Hermes e Louis Vuitton, le scarpe Roger Vivier o i tailleur Chanel. Tra questi domina il cappotto, che le grandi firme della moda ripropongono (ciascuna a seconda del proprio stile) da sempre per la moda invernale.

Il cappotto ha una storia lunga e variegata, tanti sono i modelli quante le tappe e le trasformazioni che ha affrontato negli anni. La nascita di questo capo di abbigliamento risale agli albori del 19° secolo. Immaginate gli anni della Rivoluzione Industriale: il modo di vivere cambia radicalmente e allo stesso tempo si modifica l’abbigliamento, non solo grazie alla nascita della produzione in serie, ma anche per via di tutte quelle trasformazioni nella vita di tutti i giorni. Un esempio pratico è lo sviluppo delle stazioni ferroviarie e, successivamente, delle automobili: uomini e donne si spostano più frequentemente e quindi diventa impossibile continuare a indossare balze, pizzi e crinoline!

Ecco che allora la donna “ruba” all’uomo – che da sempre ha un abbigliamento molto più pratico – il paltò, facendolo suo. Sarti e couturier iniziano a disegnare modelli di paltò femminili, modificandone il bavero e trasformandoli in cappotti. Con il passare degli anni (siamo ora ai primi del ‘900) il design dei cappotti si affina e si fa più ricercato: quelli da viaggio sono comodi e caldi, quelli da sera hanno bottoni gioiello e lunghi strascichi. Intanto la moda, i grandi nomi e le case di produzione, diventano popolarissimi grazie alle riviste di settore. E’ da questo brackground che Achille Maramotti, nel 1951, ha un’intuizione epocale: rendere la moda accessibile anche alla media borghesia. La moglie del medico di paese è il suo target di riferimento, e per lei crea un marchio destinato a diventare storia: Max Mara.

L’immagine del cappotto rimane al top anche nel ventennio successivo, anche se con qualche mutamento: cambiano i materiali, da panno e lana si passa alle fibre sintetiche, e cambiano i modelli, come il montgomery, sportivo e versatile, e cappe e mantelle tipiche degli anni ‘70. Tuttavia la chiave di volta è il 1981, quando Anna Marie Beretta modella per Max Mara la quintessenza del cappotto femminile, sinonimo dell’eccellenza del Made in Italy: di cachemire, color cammello, lungo fino al polpaccio e con le maniche a kimono, è il celebre cappotto 101801. Max Mara lo propone da allora in ogni sua collezione, arrivando ad oggi a circa 150 mila esemplari prodotti.

Da allora, il cappotto riscalda le nostre giornate autunnali, accompagnandoci nei mesi più freddi e nelle rigide sere d’inverno: niente è più chic di un volto femminile protetto e maliziosamente nascosto dal bavero di un morbido cappotto…

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