MESSAGGI IN BOTTIGLIA – Che stupidi che siamo
Quanto spesso tendiamo a crogiolarci nei nostri affanni lasciandoci sfuggire altre situazioni che, invece, potrebbero arricchirci interiormente e aiutarci, soprattutto, ad ascoltare e comunicare con gli altri che ci circondano?
Quanto spesso tendiamo a crogiolarci nei nostri affanni lasciandoci sfuggire altre situazioni che, invece, potrebbero arricchirci interiormente e aiutarci, soprattutto, ad ascoltare e comunicare con gli altri che ci circondano?
NOVI LIGURE – “Che stupidi che siamo, quanti inviti respinti, quanti. Quante frasi non dette, quanti sguardi non ricambiati. Molte volte la vita ci passa accanto e noi non ce ne accorgiamo nemmeno”. Quello che avete appena letto è un aforisma del regista e sceneggiatore italo-turco Ferzan Ozpetek, che ho trovato per caso, in libreria, sfogliando una raccolta di massime che mi aveva incuriosito.
Mi sono appuntata la frase, come faccio spesso quando leggo qualcosa che mi colpisce, che mi sembra aprire una finestra di senso sulle tante domande che spesso ci poniamo rispetto alla vita. Certo, non dice nulla di nuovo né di particolarmente complesso, è una frase che descrive con poche parole quello che effettivamente, se ci pensate, tendiamo spesso a fare e che potremmo declinare anche nei termini di “…da domani”, “…c’è tempo” o, ancora più brevemente, “…poi”, tre semplici lettere che chissà quante occasioni ci fanno perdere senza che nemmeno ce ne rendiamo conto.
Ed è meglio così, altrimenti la nostra esistenza sarebbe un rimpianto continuo per ciò che non si è fatto, ma è pur vero che si tratta di una tendenza oggigiorno particolarmente diffusa, o almeno così rilevo negli ultimi tempi nella mia pratica professionale. Se ci soffermassimo a pensare a quanto tempo dedichiamo a preoccuparci di aspetti trascurabili, non essenziali né vitali, nel senso di necessari alla sopravvivenza, scopriremmo di quanti sorrisi, sguardi o inviti ci sono passati accanto senza che noi potessimo accoglierli o esprimerli, troppo preoccupati dalle migliaia di faccende quotidiane nelle quali non siamo impegnati, ma da cui in realtà siamo travolti.
Credo che, spaventati, in fondo, dall’idea di non sentirci riconosciuti, realizzati, soddisfatti dalle nostre scelte, ci affanniamo a cercare di fare in modo che tutti i pezzi del puzzle della nostra esistenza si incastrino alla perfezione, occupando spesso il nostro tempo a riposizionarli, se mossi, spostati da quelle variabili che non possiamo tenere sotto controllo. Con questo non si vuole certamente togliere importanza alle sofferenze o apprensioni, che hanno sempre nella nostra esistenza un significato e un ruolo precisi, per quanto ignoti;
quello che meriterebbe una riflessione è quanto spesso tendiamo a cortocircuitare sui nostri affanni lasciandoci sfuggire altre situazioni che, invece, potrebbero arricchirci interiormente e aiutarci, soprattutto, ad ascoltare e comunicare con gli altri che ci circondano e che, di fatto, sono un po’ il nostro specchio, ciò che può rendere più o meno piacevole e degna la nostra vita. Un tema composito e multiforme questo, che proveremo a sviscerare, e che mi sembra appropriato nell’avvicinarci al Natale e alla fine anche di questo 2013, quando tutti i “poi” ci presentano i conti.
“La vita è ciò che ti accade mentre sei impegnato a fare altri progetti” (John Lennon)