Il “Vagabondo delle Stelle”, la parola ad un “critico” in erba
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10 Dicembre 2013
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Il “Vagabondo delle Stelle”, la parola ad un “critico” in erba

Un alunno dodicenne della scuola media Boccardo, Alberto Coscia, della classe seconda, stimolato dall'insegnante di lettere , ha inviato la recensione dello spettacolo "Il vagabondo delle stelle" a cura di Ratatok Teatro

Un alunno dodicenne della scuola media Boccardo, Alberto Coscia, della classe seconda, stimolato dall'insegnante di lettere , ha inviato la recensione dello spettacolo "Il vagabondo delle stelle" a cura di Ratatok Teatro

NOVI LIGURE – Un ottimo inizio di stagione per i tre attori che ieri, al teatro “P. Giacometti”, hanno messo in scena, davanti a molte classi della Scuola Media “G.Boccardo”, uno spettacolo tratto dal romanzo di Jack London Il vagabondo delle Stelle, che racconta la storia di un professore universitario ergastolano, Darrel Standing, condannato per l’omicidio di un suo collega e detenuto nel Carcere di S. Quintino, particolarmente odiato dal direttore del carcere.

Un detenuto, per guadagnarsi uno sconto di pena, organizza una finta evasione, per poi andarla a denunciare al direttore e Standing si ritrova quindi accusato di aver nascosto, all’interno dell’Istituto Penitenziario, della dinamite, che, come poi si scoprirà, non è mai esistita. Non potendo rivelarne il nascondiglio, incappa nelle torture del direttore (come la camicia di forza). In cella di isolamento, fa amicizia con altri due detenuti, comunicando con loro battendo le nocche sul muro e usando un codice segreto. Uno di questi, Ed Morrel, insegna al protagonista la tecnica della piccola morte, che permette di “far morire” il corpo e farne uscire lo spirito, permettendo al professore di sopportare la camicia di forza.

Una volta fuori dal corpo, lo spirito si reincarna nelle sue vite precedenti e Standing vive “da spettatore” le avventure di un nobile francese, un marinaio naufrago e altri personaggi (non tutti presenti nello spettacolo). Riuscito ad evadere dalla sua cella, Standing aggredisce un secondino, nel tentativo di vendicarsi del detenuto che lo aveva fatto accusare e la sua pena viene tramutata in pena capitale. Tuttavia, come svela ai suoi amici poco prima dell’impiccagione, il protagonista è tranquillo e impaziente di vivere la sua prossima vita.

Lo spettacolo è stato molto ben fatto, sempre coerente al libro, ma anche ricco di battute comiche per sdrammatizzare la situazione. Sono stati molto bravi anche gli attori, che sono riusciti a interpretare una decina di ruoli senza commettere errori. Interessante la scelta di non usare nessuna scenografia, basandosi semplicemente sugli oggetti di scena e i costumi, sempre ridotti all’osso, lasciando libero sfogo alla fantasia dello spettatore.

Ben fatta la colonna sonore, anch’essa ridotta al minimo, con voci registrate per riprodurre i pensieri dei protagonisti o come transizione fra le varie scene (le varie vite del protagonista, le scene in cella, i flashback…). Realistica la mimica, ad esempio nelle scene in cui viene legata la camicia di forza al professore. Unica pecca è il modo in cui viene presentata la trama del racconto, forse un po’ complessa da comprendere nel caso in cui non si fosse letto il romanzo originale od un riassunto. Nel complesso uno spettacolo entusiasmante, che consiglio a tutti.

Alberto Coscia
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