Si tolse la vita in casa di riposo, a giudizio i medici del San Giacomo
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Sara Moretto - s.moretto@ilnovese.info  
23 Dicembre 2013
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Si tolse la vita in casa di riposo, a giudizio i medici del San Giacomo

Dovranno presentarsi in tribunale i membri dello staff medico dell'ospedale novese che dimisero l'anziano 72 enne, il quale solo dopo pochi giorni si tolse la vita. Il capo d'imputazione è quello di omicidio colposo

Dovranno presentarsi in tribunale i membri dello staff medico dell'ospedale novese che dimisero l'anziano 72 enne, il quale solo dopo pochi giorni si tolse la vita. Il capo d'imputazione è quello di omicidio colposo

NOVI LIGURE – Rinviati a giudizio i medici del San Giacomo che, dopo averlo visitato in ospedale, rimandarono in casa di riposo un 72 enne, ospite nella struttura di Sant’Antonio di Basaluzzo, il quale decise pochi giorni dopo di levarsi la vita. Il capo di imputazione è quello di omicidio colposo. La domanda a cui il processo, previsto per il 13 marzo, dovrà rispondere, è spinosa: se e quanto può aver inciso il comportamento del personale medico sulla tragica scelta dell’uomo di suicidarsi?

Per volontà del giudice Stefano Moltrasio, si dovranno presentare in tribunale i due psichiatri Paola Rossini e Fabio Foti, 48 anni e 54 anni, tutelati rispettivamente da Tino Goglino e Massimo Boggio, i due medici del Pronto Soccorso, Pierangela Massacane e Maria Agnese Bilera, 42 anni e 50 anni, difese da Rosella Monti, e il neurologo Luciano Arena, 51 anni, rappresentato a Emilia Rossi.

I fatti risalgono al 31 gennaio 2010, quando a causa di una forte crisi, il paziente, da tempo affetto da problemi psichici di una certa rilevanza, fu portato al pronto soccorso dell’ospedale novese. Da qui usciva dopo esser stato tenuto in “osservazione breve” con la prescrizione di un programma terapeutico assistenziale continuo. Passati cinque giorni dal ritorno alla casa di riposo, l’anziano scelse di togliersi la vita. Sul caso fu chiesto l’intervento di un perito, secondo la tesi del quale il percorso terapeutico scelto è dai medici era da considerarsi inadeguato alle condizioni del paziente nel momento del ricovero. Diversamente si sono pronunciati quattro consulenti di parte, i quali hanno sostenuto l’impossibilità di prevedere e impedire la volontà di un gesto anticonservativo come il suicidio. La parola ora al giudice.

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