Oda, deserta l’asta per la vendita
Cè preoccupazione tra i trenta dipendenti della ditta, dichiarata fallita a settembre del 2013. Spiega Anna Poggio (Fiom - Cgil): Il fatto che lasta sia andata deserta non è certo un segnale incoraggiante. Ora si guarda alludienza di mercoledì 15 gennaio
C?è preoccupazione tra i trenta dipendenti della ditta, dichiarata fallita a settembre del 2013. Spiega Anna Poggio (Fiom - Cgil): ?Il fatto che l?asta sia andata deserta non è certo un segnale incoraggiante?. Ora si guarda all?udienza di mercoledì 15 gennaio
ARQUATA SCRIVIA – È andata deserta l’asta indetta per la vendita della Oda 96 di Arquata Scrivia. Allo scadere del termine, ieri, venerdì 10 gennaio, a mezzogiorno, non c’era nessuna busta da aprire nello studio torinese del commercialista Valter Bullio, incaricato dal tribunale fallimentare di Alessandria di procedere alla vendita delle Officine di Arquata.
C’è preoccupazione tra i trenta dipendenti della ditta, dichiarata fallita a settembre del 2013. Spiega Anna Poggio (Fiom-Cgil): “Il fatto che l’asta sia andata deserta non è certo un segnale incoraggiante”. Ora si guarda all’udienza di mercoledì 15 gennaio, quando il giudice sarà chiamato a verificare lo stato passivo (cioè l’entità dei debiti della società) e a renderlo esecutivo. A quel punto, i lavoratori potranno accedere al fondo di garanzia istituito dall’Inps: per ciascuno di loro, sarà pari a tre mensilità di stipendio.
“È probabile che il curatore fallimentare attenda qualche settimana prima di indire una nuova asta – spiega ancora Poggio – Nel frattempo, si andrà alla ricerca di imprenditori interessanti a rilevare la Oda 96”. E se non si trovasse nessuno? A quel punto la soluzione sarebbe un’asta in cui le Officine di Arquata verrebbero “spacchettate”, vendute a pezzi, insomma. “In pratica questo sancirebbe la fine dell’azienda”, dice la sindacalista della Fiom-Cgil. C’è un mese, un mese e mezzo di tempo: “L’asta potrebbe tenersi già a marzo”, conclude Anna Poggio.
Il prezzo base dell’asta era stato fissato in 233 mila euro. La perizia sul valore dell’azienda arquatese è stata redatta dal geometra Massimo Badolato di Torino. Una quotazione “bassa”, anche perché ha dovuto tenere conto degli interventi necessari per far ripartire l’attività e del debito che l’azienda ha contratto con le Ferrovie dello Stato. La Oda 96 deve inoltre circa 200 mila euro ai trenta dipendenti, tutti in cassa integrazione da oltre un anno. In totale, il titolare Fabrizio Improta ha lasciato l’impresa esposta per circa 7 milioni di euro.