Senza tetto, si pensa al rifugio per sole donne
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Marzia Persi - m.persi@ilnovese.info  
20 Gennaio 2014
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Senza tetto, si pensa al rifugio per sole donne

Parrocchia di San Pietro e Comune vogliono istituire un “asilo notturno” per le donne che non hanno una sistemazione. Un’analoga struttura per gli uomini è già attiva. Un segnale di quanto la crisi stia colpendo sempre più duramente in città

Parrocchia di San Pietro e Comune vogliono istituire un ?asilo notturno? per le donne che non hanno una sistemazione. Un?analoga struttura per gli uomini è già attiva. Un segnale di quanto la crisi stia colpendo sempre più duramente in città

NOVI LIGURE – È allo studio l’istituzione, in città, di una casa soggiorno per le donne. A Novi, già da qualche anno, esiste un Asilo notturno che, però, è riservato ai soli uomini. “Sovente – dice l’assessore agli Affari sociali, Felicia Broda – si è riflettuto sull’opportunità di un analogo asilo notturno per le donne, anche se, a oggi non ci sono dati che prospettino un’esigenza diffusa. Però va aggiunta una considerazione: una cosa è un asilo notturno, altro una casa di accoglienza per le donne, spesso donne con bambini”.

Si tratta di un nuovo segnale di quanto la crisi economica stia colpendo anche nella nostra città. All’Asilo notturno, attualmente in funzione in città, si accede alle 8 di sera. Si ha l’obbligo della doccia, da quest’anno si può consumare una cena, si dorme e al mattino seguente, alle 7.30, si esce. Inoltre il regolamento della Caritas, cooperativa Agape, che gestisce la struttura, prevede che ci sia una turnazione di 15 giorni, dopo di che si può essere ospitati in un altro Asilo e poi ritornare.

“Così non può essere per le donne – sottolinea Broda – che, in particolare se hanno un bambino, hanno ben altre e diverse necessità. È per questo che parliamo di casa soggiorno o casa famiglia”. Da qualche mese, in collaborazione con la Parrocchia di San Pietro e i Lions, l’amministrazione comunale sta valutando la prospettiva di adibire un piccolo alloggio messo a disposizione dalla parrocchia, a casa di accoglienza.

“Parliamo della possibilità di accogliere – continua Broda – due donne eventualmente madri e non di più. Sulla base dei dati in nostro possesso, dovrebbe essere sufficiente per il nostro territorio”. Aggiunge Broda: “Non si tratta di una casa rifugio che dovrebbe garantire segretezza e sicurezza in quanto, le case rifugio, ospitano donne con alle spalle situazioni gravissime di violenza a cui fa seguito, spesso, l’allontanamento da parte dell’autorità giudiziaria”.

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