Inversione di tendenza, ambulanti cinesi abbandonano il mercato
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Redazione - redazione@ilnovese.info  
27 Gennaio 2014
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Inversione di tendenza, ambulanti cinesi abbandonano il mercato

Fino a pochi mesi fa, il picco di presenze asiatiche al mercato settimanale cittadino arrivava a 23 bancarelle. Ora, con solo 13 attività rimaste, l'ufficio Commercio del Comune conferma lo stillicidio di venditori orientali

Fino a pochi mesi fa, il picco di presenze asiatiche al mercato settimanale cittadino arrivava a 23 bancarelle. Ora, con solo 13 attività rimaste, l'ufficio Commercio del Comune conferma lo stillicidio di venditori orientali

NOVI LIGURE – Improvvisa e inaspettata l’inversione di tendenza al mercato di Novi che, sino a pochi mesi fa, consolidava il picco di presenze asiatiche ai mercati settimanali cittadini, arrivato a 23 bancarelle. L’ufficio Commercio comunale conferma lo stillicidio degli ambulanti orientali. Ne sono rimasti solo 13 e questa tendenza sembra volersi consolidare. Eppure in molti ricordano soprattutto i cinesi che acquistavano il posto al mercato o addirittura la licenza di vendita, recandosi dal gestore italiano presentando sotto i suoi occhi pacchi di banconote.

Adesso non è più così. Resistono soprattutto i venditori di abbigliamento, ma se i vestiti continuano a essere acquistati i casalinghi tendono a scomparire per essere sostituiti da articoli italiani, magari, ma solo in parte “made in China”. Tuttavia delle dieci cessazioni di attività al mercato, ben sei sono state al momento rilevate da commercianti ambulanti italiani. Un dato sintomatico che farà riflettere il mondo del commercio. In prima battuta si può dedurre che la clientela abituale dei mercati settimanali non sia soltanto novese.

Da sempre questo appuntamento (al martedì, al giovedì e al sabato) è dedicato in larga parte agli abitanti dei paesi circostanti e delle valli. I novesi non sono certo spendaccioni e i commercianti asiatici hanno dovuto fare i conti con la recessione che, tra il 2012 e il 2013, ha comportato perdita di posti di lavoro, aziende chiuse, salari drasticamente diminuiti e poca tendenza all’acquisto di generi voluttuari. Meglio badare a cose più pratiche piuttosto che ad articoli casalinghi che ormai si possono trovare quasi allo stesso prezzo nei negozi italiani.

Resistono ancora gli ambulanti orientali di abbigliamento, ma la scarsità di vendite la sentono anche loro. “Sicuramente qui al mercato non ci sono più i “numeri cinesi” di una volta – spiega un ambulante italiano – ma non per questo gli affari stanno migliorando per noi. I cinesi sono più furbi e quando notano che qualcosa non funziona, la abbandonano senza farsi troppi problemi: ci risulta che si siano trasferiti nei mercati della vicina Lombardia”. La “crisi cinese” non riguarda invece il commercio fisso: solo in città oggi si contano due centri estetici (con salone massaggi annesso), tre negozi-bazar nel centro storico e altri tre in altre zone, tre ristoranti e tre parrucchieri.

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