Alluvioni: sono val Lemme e val Borbera a rischiare di più
Nel rapporto della Regione Piemonte sugli ultimi eventi meteo estremi avvenuti nel novese una sterminata conta dei danni
Nel rapporto della Regione Piemonte sugli ultimi eventi meteo estremi avvenuti nel novese una sterminata conta dei danni
NOVI LIGURE – Gli scienziati parlano di riscaldamento globale, di clima impazzito. I meteorologi di bombe d’acqua, di tropicalizzazione del mar Mediterraneo. Le associazioni ambientaliste da tempo hanno puntato il dito contro il dissesto idrogeologico e la cementificazione selvaggia, che riduce la capacità del terreno di assorbire la pioggia. Il nostro Paese, a ogni evento meteo “estremo”, sprofonda in un mare di fango e di polemiche. Scarsa la prevenzione, scarsa la capacità di controllo e di gestione del territorio, alla fine ci si ritrova a spendere le poche risorse a disposizione per interventi di emergenza che lasciano il tempo che trovano.
E se è vero che il dissesto idrogeologico colpisce soprattutto il Sud, le altre regioni non se la passano poi troppo bene. Ne sono un esempio gli allagamenti che si sono verificati in Piemonte (soprattutto nelle province orientali, come quella di Alessandria) il 25-26 dicembre 2013 e tra il 17 e il 19 gennaio di quest’anno. Pochi giorni fa, la Regione Piemonte ha diffuso un rapporto sui danni che le piogge di quei giorni causarono un po’ dappertutto. Lo scopo? Migliorare le opere di difesa del suolo? Forse. Per ora, però, il dossier elaborato dalla Direzione Opere Pubbliche servirà soprattutto a sostenere la causa del Piemonte, che ha chiesto al governo la dichiarazione dello stato di emergenza per quegli eventi. Servirà, cioè, a chiedere soldi per il ripristino di strade, ponti e altre strutture danneggiate.
Le 140 pagine della relazione, dunque, sono tutte incentrate sui danni causati dal passaggio della perturbazione atlantica Dirk e sui necessari interventi della Protezione Civile. I tecnici della Regione ripercorrono quasi come in un film quei momenti: si comincia con il 26 dicembre, quando a Fresonara si segnala il cedimento della sponda del rio Acqua Nera, mentre l’Orba a Basaluzzo superava la soglia di attenzione. A Fraconalto una frana si portava via decine di metri della strada comunale Frecce-Tegli, isolando due frazioni, e a Molini saltavano i collegamenti telefonici. Frane anche sulla provinciale delle Capanne di Marcarolo, a Bosio, Mornese a Voltaggio, in località Ruzzo. A Gavi veniva evacuata la casa del custode del Lago Cortese a rischio allagamento, e chiuso il guado per Bosio-Parodi.
Tanti i danni che si vennero a creare anche in val Borbera. A Sorli, frazione di Borghetto, una frana di crollo aveva coinvolto un’abitazione causando fortunatamente solo danni al tetto, ma costringendo la famiglia allo sgombero. Sempre una frana aveva interessato la provinciale tra Borghetto e Garbagna. A Vignole, la frana lungo la comunale Variano-Castello, già chiusa al traffico, si era ulteriormente ampliata mettendo a nudo una tubatura dell’acquedotto. A Cantalupo, segnalati problemi lungo la strada comunale Prato-Vendersi in sponda destra del torrente Rivanaro. A Grondona movimenti franosi lungo la sponda del torrente Dorzegna, lungo la strada comunale Sasso-Lemmi e sulle strade comunali Sezzella e Formighezzo. Cantine allagate a Borghetto Borbera per innalzamento della falda.
A Novi Ligure ad esempio si era allagato un caseggiato dell’Atc di via Ovada per l’intasamento di un collettore fognario. Problemi ai sottopassi e sulla strada provinciale per Cassano-Villalvernia. A Basaluzzo era stata chiusa per allagamento la strada provinciale per Predosa e a Cassano Spinola era stata chiusa la provinciale che porta a Stazzano. Sempre a Stazzano, frane in località Mulino di Sotto con ostruzione del Rio Vargo e lungo la strada comunale della Capanna.
Il servizio completo sul Novese in edicola a partire da giovedì 20 febbraio