Palazzo Simaf, gli anni passano, le beghe no
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Redazione - redazione@ilnovese.info  
17 Febbraio 2014
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Palazzo Simaf, gli anni passano, le beghe no

Continua la disputa tra la società immobiliareche fa capo a Giovanni Repetti e il Comune. Neanche a dirlo, il pomo della discordia torna a essere il “palazzone” di sei piani insediato tra numerose polemiche e strascichi giudiziari ancora non conclusi, nell’area Zeta, nella ex “piazza delle corriere

Continua la disputa tra la società immobiliareche fa capo a Giovanni Repetti e il Comune. Neanche a dirlo, il pomo della discordia torna a essere il ?palazzone? di sei piani insediato tra numerose polemiche e strascichi giudiziari ancora non conclusi, nell?area Zeta, nella ex ?piazza delle corriere

NOVI LIGURE – Una disputa senza fine. È quella tra la società immobiliare Simaf che fa capo a Giovanni Repetti (padre dell’onorevole Manuela, di Forza Italia) e il Comune. Neanche a dirlo, il pomo della discordia torna a essere il “palazzone” di sei piani insediato tra numerose polemiche e strascichi giudiziari ancora non conclusi, nell’area Zeta, nella ex “piazza delle corriere”.

La Simaf ha richiesto la modifica dell’attuale destinazione: da uso ufficio a civile abitazione. La pratica è stata discussa durante l’ultima seduta di Giunta, ma al momento è stata praticamente rispedita al mittente. O quasi. L’amministrazione non ha ancora assunto una decisione in merito a questa richiesta, poiché, vista la delicatezza della situazione che vede ancora un procedimento giudiziario aperto, il sindaco Lorenzo Robbiano e i suoi assessori hanno preferito richiedere maggiori ragguagli ai tecnici comunali che adesso gestiranno la “patata bollente”, memori di quanto è accaduto. Attualmente soltanto due dei circa 30 locali del “palazzone” sono stati concessi come “residenziale”, altri funzionano come uffici direzionali e la maggior parte, quindi, sono ancora vuoti. Su tutti la Simaf ha l’onore di versare puntualmente le imposte municipali.

“C’è una legge nazionale che parla chiaro – attacca l’amministratore della Simaf, Giovanni Repetti – e qualora, per motivi inesistenti, la nostra pratica dovesse essere bocciata, non esiterò a ricorrere al Tar. Senza dimenticare che su questa annosa vicenda ci sono state condanne. Pertanto mi riservo di rivalermi su coloro che mi hanno fatto perdere tempo e denaro, rivalendomi anche in sede penale. Ho tempo fino a cinque anni”.

Repetti, legge “106 del 2011” alla mano, fa leva sui suoi contenuti che concedono il permesso di variare la destinazione d’uso per un quarto della superficie totale. “So di non avere molti amici in Comune, ma come società ci siamo legittimamente attenuti alla normativa – prosegue Repetti – chiedendo il cambio di destinazione del sesto e del terzo piano del palazzo, per una decina di appartamenti. Il sesto piano, tra l’altro, intenderei adibirlo ad abitazione per uso personale”. La vicenda “Simaf – Comune” si arricchisce quindi di un nuovo, belligerante capitolo.

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