… CON UN LIBRO NELLO ZAINO – Viaggio nella Genova di De André
In occasione del compleanno dell'indimenticabile Faber, caduto il 18 febbraio, un viaggio per il capoluogo ligure, attraverso i luoghi immortalati nelle sue canzoni
In occasione del compleanno dell'indimenticabile Faber, caduto il 18 febbraio, un viaggio per il capoluogo ligure, attraverso i luoghi immortalati nelle sue canzoni
NOVI LIGURE – “Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior”. Il Faber, a capo chino, con la sigaretta stretta tra le dita, in una versione stilizzata di uno dei suoi ritratti più famoso.
Anche così, in uno scorcio di via del Campo, Genova ricorda l’uomo che l’ha cantata, il poeta che con parole lontane dalla lirica, parlando la lingua degli emarginati, dei portuali e delle prostitute, di questa città ha raccontato l’umanità e l’anima.
Sapendo di iniziare un compito più grande di me (se un emiliano come Ligabue può cantare sul palco di Sanremo in genovese, per una rubrichetta non penso si offenda nessuno), mi piacerebbe provare per questa settimana a lasciare da parte i libri, per raccontare De André passeggiando per Genova, e Genova ascoltando le musiche del Faber.
gli occhi grandi color di foglia
tutta notte sta sulla soglia
vende a tutti la stessa rosa.
Via del Campo c’è una bambina
con le labbra color rugiada
gli occhi grigi come la strada
nascon fiori dove cammina”.
museo, dedicato al cantautore, oltre alla sede del “Genoa Club Fabrizio De André”, trovava posto il negozio di Gianni Tassio, chiuso nel 2010, a pochi anni dalla dipartita del titolare. Un luogo legato indissolubilmente alla figura del Faber, con le vetrine colme delle originali copertine dei dischi del cantautore e la mitica chitarra, la Esteve, conservata gelosamente.
Ma la Genova di De André non è solo via del Campo. Spostiamoci di qualche metro, e attraverso i vicoli scendiamo verso il Porto. Ignorate la sopraelevata che taglia l’orizzonte, se non avete bambini che vi tirano la giacchetta non dedicate uno sguardo all’Acquario. Date le spalle al mare, godetevi Sottoripa. Guardate questa vasta area del centro storico medioevale di Genova, che si estende lungo piazza Caricamento e l’area del porto antico da piazza Cavour, sede del mercato del pesce, a via al Ponte Calvi, con gli occhi di Fabrizio De André.
Non è facile, quasi naturale, tornare indietro nel tempo e immaginare coloro che se “non sono gigli son pur sempre figli, vittime di questo mondo”, protagonisti de “La città vecchia”? o le “Umbre de muri muri de mainé”, le Ombre di facce di marinai, che aprono la prima strofa di quel capolavoro che è “Crêuza de mä”? Ma in un tour nella Genova del Faber non può essere lasciata da parte la stazione, in disuso, di Sant’Ilario, menzionata nelle strofe della celebre, ironica e dissacrante “Bocca di Rosa”.
“Appena scese alla stazione
nel paesino di Sant’Ilario
tutti si accorsero con uno sguardo
che non si trattava di un missionario.
C’è chi l’amore lo fa per noia
chi se lo sceglie per professione
bocca di rosa né l’uno né l’altro
lei lo faceva per passione”
A memoria dello sconvolgimento “amoroso” portato nel quartiere dall’affascinante protagonista del testo, causa de “l’ira funesta delle cagnette a cui aveva sottratto l’osso”, di fronte al piazzale del fabbricato viaggiatori è stato situato nel 2005 un acrostico ad opera di Max Manfredi. Per chiudere, concedetevi una capatina nel quartiere genovese di Pegli, in via De Nicolay 12, dove una piccola targa commemorativa vi permetterà di riconoscere la casa natia del cantautore.